Alla NASA ci tengono chiaramente a non creare allarmismi e in effetti, allo stato attuale delle cose, pare che non ci sia alcuna giustificazione nel seguire il rientro sulla Terra del satellite UARS (Upper Atmosphere Research Satellite) alla fine della sua missione. A dire il vero però, più che di rientro, per il satellite artificiale in questione si dovrebbe parlare di vera e propria caduta verso il pianeta, attratto dalla forza di gravità terrestre dopo la fine delle sue attività.

UARS è un satellite lanciato nel settembre del 1991 a bordo dello shuttle Discovery con l’obiettivo di orbitare attorno alla Terra per consentire agli scienziati di studiarne l’atmosfera. Si tratta di uno strumento di dimensioni abbastanza rilevanti, essendo lungo dodici metri e largo poco più di quattro, per un peso complessivo che, al momento del lancio, era di sei tonnellate e mezza.

E proprio le dimensioni non certo irrisorie stanno impegnano in questi giorni gli ingegneri della NASA, preoccupati dalla possibilità che il satellite non venga disintegrato del tutto nel momento in cui precipiterà nell’atmosfera terrestre, come accade invece solitamente a molti corpi celesti che si incendiano fino a disintegrarsi per effetto dell’attrito con l’aria al punto che nessun pezzo della loro struttura arriva a toccare la superficie terrestre.

Ma con le dimensioni di UARS, avvertono gli scienziati, c’è la possibilità che alcune parti riescano a superare integre la fase di contatto con l’atmosfera, fino a precipitare sulla Terra con relativi pericoli per cose e soprattutto persone.

Dalla NASA assicurano comunque di essere costantemente al lavoro sul monitoraggio del satellite, in modo da governarne la caduta per quanto possibile e consentire alle eventuali parti che rimarranno allo stato solido di cadere nell’oceano Pacifico, evitando così ogni pericolo per la popolazione. L’agenzia spaziale americana ricorda inoltre come sono moltissimi i satelliti caduti sulla Terra dopo la fine del loro ciclo di utilizzo e che mai, in tutte le occasioni, si siano registrati danni.

Al momento non è comunque possibile individuare con esattezza il giorno in cui UARS, che oltre ad aver svolto un lavoro importantissimo dal punto di vista scientifico è pure il satellite più longevo della storia, rientrerà nell’atmosfera, anche se si parla del 23 settembre o dei giorni a seguire come possibile data del ritorno.

19 settembre 2011
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