Il narciso è storicamente uno dei fiori più apprezzati: con i suoi petali delicati, bianchi o colorati, diffonde un profumo inebriante e persistente. Protagonisti della primavera e della prima estate, come coltivarli in giardino oppure in vaso?

Prima di cominciare, è bene tuttavia specificare come dei narcisi esistano moltissime varietà, oltre 50 tra quelle spontanee, naturali oppure ottenute tramite ibridazione. Sebbene le pratiche di coltivazione siano simili, la scelta dovrà essere effettuata secondo le proprie esigenze e la zona di residenza. Meglio chiedere consiglio, di conseguenza, al proprio vivaio di fiducia.

Cosa sapere prima di coltivare il narciso

Il Narcissus L. è un genere di fiori appartenente alla famiglia delle Amaryllidaceae. Originario dell’area mediterranea e conosciuto sin dai tempi antichi, il narciso è disponibile in molte varietà, come quelle spontanee in Italia del Narcissus Poeticus. Sembra che il nome derivi dal greco narkào (“stordisco”) per l’incredibile profumo, ma anche dal persiano, dove la pianta è identificata come nargis. Nella mitologia greca, rimanda al bellissimo Narciso, condannato a innamorarsi della sua immagine riflessa in uno specchio d’acqua, trovando così la morte. La pianta, una bulbosa, si caratterizza per uno stelo esteso, abbellito da foglie nastriformi. Il fiore è apicale, si distingue per petali morbidi e dalle dimensioni importanti, detti lacinie, mentre al centro vi è una corona solitamente di colore più intenso e dalle estremità dentellate. In natura i narcisi si trovano bianchi e nelle sfumature del giallo, ma le varietà di ibridazione possono essere anche rosa oppure arancioni.

Il clima preferito è quello temperato, con una media resistenza al freddo. Non a caso, la messa in dimora spesso è invernale, per una piena fioritura nella successiva primavera, tra aprile e giugno inoltrato. Non ama l’eccessiva esposizione solare, quindi sarà necessario predisporre un ambiente riparato, in modo da garantire luce diretta solo per qualche ora durante la giornata.

Il terreno preferito è morbido, fresco, altamente drenante e con una certa frequenza fertilizzato, sia con concimi organici che con compost. La concimazione dovrà ripetersi praticamente a cadenza mensile nella fase vegetativa del fiore, quindi dalla fine di febbraio in avanti, poiché la quantità e la qualità della fioritura è direttamente proporzionale alle sostanze nutritive presenti nel terreno.

Le necessità d’acqua sono medie e dipendono, come facile intuire, dal luogo di coltivazione nonché dall’andamento delle stagioni. In primavera, di conseguenza, l’annaffiatura seguirà il ciclo delle piogge: in caso di fenomeno atmosferici frequenti e abbonanti, infatti, potrebbero non essere necessari altri interventi. In estate, con l’arrivo di temperature ben più afose, si consiglia invece un apporto d’acqua quotidiano. Il riferimento dovrà essere sempre l’umidità del terreno: il fiore soffre secchezza e siccità, ma anche liquidi in eccesso.

Coltivazione in giardino o in vaso

I narcisi possono essere coltivati abbastanza facilmente sia in giardino che in vaso, purché si proceda a un’adeguata preparazione del terreno, nonché alla cura dei bulbi. Come di consuetudine, per i vasi è molto importante la predisposizione del contenitore: sul fondo andrà inserito un letto di cocci o ghiaia per favorire il deflusso dell’acqua, mentre il vaso dovrà essere riempito con del terriccio morbido e fresco, ricco di sostanze nutritive da concime organico e da compost.

I bulbi vengono inseriti nel terreno solitamente nella stagione invernale, da settembre fino a gennaio, a seconda delle temperature della propria zona di residenza. Distanziati di una ventina di centimetri, devono essere inseriti in buche dalla profondità doppia rispetto alla grandezza del bulbo, vagliando anche la solidità e la compattezza del terreno. Più è compatto quest’ultimo, infatti, meno profondo sarà l’inserimento. Per la moltiplicazione, in particolare qualora si vogliano preservare le caratteristiche genetiche di certe coltivazioni, si procede alla divisione del cespo.

Le opere di manutenzione sono diverse e partono con la concimazione del terreno, da effettuarsi all’incirca ogni mese durante il periodo vegetativo della pianta, quindi da febbraio all’estate inoltrata. Si prosegue quindi alla protezione dei bulbi nelle stagioni più fredde: dove il clima rimane comunque blandamente temperato, può essere sufficiente la pacciamatura con paglia e foglie. In quelle più fredde, è necessario estirparli, lasciarli qualche giorno liberi di asciugare e quindi impiantarli in sabbia e terriccio morbido fino alla successiva primavera, per la messa in dimora finale. In ogni caso, i bulbi vanno estirpati circa ogni 3 anni, per un massimo di 5 per le varietà più resistenti.

Infine, sarà necessario controllare la coltivazione nel periodo di crescita e fioritura, strappando erbacce e rimuovendo gli esemplari più deboli, ma anche limitando l’attacco di insetti e afidi. Il bulbo, infine, può subire danni da muffe oppure da larve.

7 giugno 2015
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