Nanotubi di carbonio 40 mila volte più sottili di un capello: sono i conduttori messi a punto in Romania, dai ricercatori del Center for Surface Science and Nanotechnology del Politecnico di Bucarest, per le celle solari di “terza generazione”.

La scoperta dei nanotubi di carbonio è solitamente attribuita a giapponese Sumio Iijima, ricercatore della NEC Corporation, e datata 1991: in realtà molti fonti confermano che l’uso dei nano tubi sarebbe molto più antico. Nel 1985 il chimico americano Richard E. Smalley aveva già pubblicato uno studio in cui ravvisava che gli atomi di carbonio, in particolari condizioni, compongono delle strutture ordinate di forma sferica, detti fullereni. Quando questa struttura si rilassa si arrotola e assume una specifica forma a cilindro: il nano tubo di carbonio.

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Le caratteristiche che li rendono particolarmente adatti all’uso energetico sono varie: innanzitutto la sottigliezza, 40 mila volte maggiore di quella dei capelli umani. La resistenza meccanica dei nano tubi è 14 volte superiore a quella del Kevlar e la durezza è equivalente a quella del diamante: un materiale minuscolo, sottoponibile a grandi stress. Inoltre, ha notevoli proprietà elettriche: può essere o un conduttore di corrente, come un metallo, o un semiconduttore, come il silicio presente nei microchip. In ogni caso, la sua capacità di conduzione è 1000 volte superiore a quella del rame. I nanotubi sono classificati come nanotubi a parete singola, SWNT, e nanotubi a parete multipla, MWNTs.

Secondo le fonti del Politecnico di Bucarest, i risultati ottenuti nei laboratori del centro potrebbero portare a risultati di altissimo valore scientifico nel campo dell’energia solare. Altri elementi fondamentali, determinati dai ricercatori rumeni tramite la tecnica SPFM, Scanning Polarizzazione Force Microscopy, sono gli angoli di bagnatura e la distribuzione spaziale delle nanogocce di liquido, oltre alla caratterizzazione degli effetti di corrosione su scala nanometrica.

Saranno proprio i SWNTs, i nano tubi a parete singola, a essere usati per le celle solari di terza generazione dei ricercatori rumeni. Non si conoscono altri dettagli sul progetto, ma dal Politecnico di Bucarest fanno sapere di essere in attesa del brevetto.

7 giugno 2013
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