Si discute da tempo del ruolo ricoperto dagli allevamenti di bovini, sia tradizionali che intensivi, sui mutamenti climatici degli ultimi decenni. Di recente, è emersa la convinzione che le emissioni causate dall’allevamento delle mucche siano paragonabili a quelle dovute alle automobili, sia per i gas prodotti dagli stessi animali che in termini di disboscamento. Soprattutto in Sudamerica, infatti, non capita di rado che diversi ettari di foresta vengano abbattuti per far spazio a nuovi impianti per la produzione di carne e latticini. Sebbene al momento non vi sia ancora pieno accordo a livello scientifico, negli USA si è deciso di passare già all’azione. In particolare in California, dove è stata approvata una nuova normativa per regolamentare le flatulenze delle mucche, considerate uno dei principali responsabili dell’immissione di gas serra in atmosfera.

Già ribattezzata “Cow Fart Regulation”, ovvero la normativa sui peti delle mucche, la proposta ha trovato approvazione negli scorsi giorni dalle istituzioni governative californiane. L’obiettivo è stabilire, a livello di legge, quali siano i limiti massimi di emissioni concessi a ogni singolo allevatore, con tanto di multe salate per chi dovesse superare queste soglie. Una scelta in favore del clima, sottolineano i sostenitori, che ha però determinato una certa protesta fra allevatori e agricoltori, anche per le difficoltà di misurare un simile dato, nonché poiché la legge sembra essersi espressa prima di condurre studi scientifici rigorosi.

Al momento non è noto quali siano le soglie stabilite dalla legge, ma è probabile che queste vengano definite in base al numero dei capi e alla grandezza della struttura, calcolando quindi il valore medio e teorico di gas metano e anidride carbonica immessi in atmosfera. In linea generale, il California Air Resource Board chiederà agli allevatori di ridurre, entro il 2030, del 40% la quota di gas certificata nel 2013. I proprietari di allevamenti e campi coltivati, tuttavia, hanno manifestato serie preoccupazioni per poter raggiungere un traguardo così ambizioso, considerato come la riduzione dei capi non sia una via economicamente perseguibile. Per questo motivo, sarebbero al vaglio delle nuove tecnologie, sia in termini di alimentazione per i bovini che di stoccaggio dei rifiuti biologici, in grado di ridurre l’impatto dei prodotti animali sull’ambiente.

5 settembre 2016
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