Monociti alti e bassi: cause, sintomi e valori normali

I monociti sono cellule appartenenti ai globuli bianchi. In condizioni non patologiche i valori si attestano su una quantità di 0.2-0.8 miliardi di monociti per ogni litro di sangue. Costituiscono il 6-8% delle cellule della serie bianca e rappresentano le prime linee di difesa nei confronti di agenti patogeni quali virus, batteri, miceti. Lavorano in stretta sinergia con i granulociti neutrofili e con i linfociti. Sono prodotti come tutte le altre cellule appartenenti alla classe dei globuli bianchi dal midollo osseo; vengono successivamente riversati nel torrente circolatorio (dove permangono per meno di 12 ore) e nella milza e da qui migrano nei tessuti dove si differenziano in macrofagi o cellule dendritiche.

Struttura e funzione dei Monociti

La loro struttura è molto caratteristica: sono cellule di grosse dimensioni dotate di un nucleo centrale e reniforme; i lisosomi presenti nel loro citoplasma contengono due tipi di granuli secernenti arilsulfatasi, fosfatasi acida e perossidasi e altri enzimi responsabili delle azioni digestiva e degradativa proprie di queste cellule. Non a caso vengono soprannominate “spazzine dell’organismo”.

Quando l’organismo viene colpito da un patogeno nella sede di attacco vengono rilasciate specifiche sostanze, definite “segnali di pericolo” che fungono da richiamo per i monociti. Questi ultimi nel tessuto sito d’infiammazione si trasformano nei due tipi di cellule attivate, cellule dendritiche o macrofagi. Tali cellule sono deputate a svolgere l’azione fagocitaria nei confronti dei patogeni, ma anche a fungere da cellule presentanti l’antigene ai linfociti, produrre chemokine e secernere sostanze in grado di “digerire” le cellule fagicitate e non solo.

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Una volta che i macrofagi vengono a contatto con la noxa patogena, la inglobano in una specie di vacuolo la cui parete si fonde con quella contenente granuli; questi ultimi digeriscono e degradano la sostanza inclusa. Un piccolo frammento della sostanza estranea viene esposta sulla parete esterna del macrofago che a questo punto diviene una cellula “presentante l’antigene”; il complesso MHC II sulla superficie del monocita fa sì che i linfociti T-Helper riconoscano l’agente patogeno e amplifichino la risposta immunitaria attivando altri fagociti e altre cellule coinvolte nel processo difensivo.

I macrofagi assumono un nome differente in base alla sede in cui si vanno a collocare; ad esempio quelli presenti nel fegato sono dette Cellule di Kupffer, nella cute cellule di Langerhans, nelle ossa osteoclasti, nel cervello cellule della microglia, nel tessuto connettivale e nel sangue cellule reticolo endoteliali.

Analisi del sangue, scheda laboratorio
Blood in test tubes and results close up | Shutterstock

Monociti alti (monocitosi): cause e sintomi

Il numero di monociti nel sangue indica l’efficienza del sistema immunitario. Come già detto, il range di normalità è di 0.2-0.8 miliardi per ogni litro di sangue. Per misurare i monociti nell’organismo è necessario un esame del sangue (esame emocromocitometrico) prelevato da una vena periferica. È sempre auspicabile effettuare la lettura dello striscio così da avere sempre una conta leucocitaria più precisa.

Si parla di monocitosi quando i valori sono più alti rispetto al range di normalità. Come avviene per i linfociti, anche un aumento dei monociti non è un indice specifico di malattia; una qualsiasi condizione che attiva il sistema immunitario sia essa un’infezione che una infiammazione può determinare un rialzo delle cellule della serie bianca.

Pertanto malattie quali patologie immunomediate, leucemie, tumori, terapie con glucocorticoidi, stress, malattie endocrine, infiammazioni croniche del tratto gastroenterico, epatiche ecc. possono determinare un aumento. Importante è il monitoraggio dei parametri mediante esami emocromocitometrici successivi.

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Monociti bassi (monocitopenia): cause e sintomi

Quando si verifica al contrario una deplezione del numero dei monociti nel sangue si parla di monocitopenia; di solito in corso di infezioni ed infiammazioni si può avere un decremento di tali cellule; vi sono patologie più gravi che insieme al decorso clinico del paziente vanno prese in considerazione come ad esempio le aplasie midollari, leucemie, mielomi. Anche farmaci immunosoppressori (cortisonici somministrati ad elevati dosaggi o chemioterapici) possono abbassare la percentuale di monociti nel sangue.

Per curare una monocitosi o una monocitopenia è necessario capire e diagnosticare la malattia sottostate ed impostare pertanto il giusto protocollo terapeutico. Sicuramente una vita sana, con attività fisica giornaliera, dieta salutare, senza fumo e alcool è un piccolo passo che permette al nostro organismo di rinforzare il sistema immunitario.

20 luglio 2018
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