In Thailandia è abbastanza comune poter osservare bellissime tigri in qualità di ospiti fisse dei templi locali, la loro cura è premura dei monaci stessi, che possono nutrirle grazie alle donazioni dei turisti. Il Tiger Temple è un chiaro esempio di questa tipologia di percorso, i grossi felini convivono con i monaci e le loro preghiere. All’interno dello spazio vivono 150 tigri quasi sempre libere di circolare autonomamente. A condannare questa scelta sono gli attivisti per i diritti degli animali, che non trovano sia logica la permanenza dei felini all’interno di un tempio e spesso legati a catena. Oltre a considerare la loro presenza un pericolo per i monaci e i turisti stessi.

A conferma di questa teoria, recentemente un monaco di 64 anni è stato aggredito da una tigre di circa 300 chili che, con poche zampate, gli ha rotto il braccio, ferendone ampiamente il viso. L’abate Luang Ta Jan è stato ricoverato presso il Thanakarn Hospital per le ferite riportate, compreso un dente rotto. Secondo il direttore e medico dell’ospedale Sahathep Sawarngnet, il fatto è stato del tutto accidentale, perché le intenzioni della tigre non erano violente ma conseguenti alla caduta del monaco. Lo stesso, che teneva l’animale per una corda, pare sia scivolato tirando l’animale che, come reazione, lo ha graffiato. Dente e braccio infatti si sono fratturati battendo contro il suolo, e se l’animale avesse davvero voluto ucciderlo probabilmente dell’uomo sarebbe rimasto ben poco.

La tigre è ospite della struttura da 7 anni e il tempio Wat Pha Luang Ta Bua, noto come Tiger Temple, è collocato nella provincia occidentale di Kanchanaburi. Considerato meta di interesse turistico accoglie un gran numero di visitatori, soliti donare qualcosa per il mantenimento degli animali. L’abitudine di accogliere questa tipologia di felini, ma anche orsi o simili vissuti in cattività e poi abbandonati, è una prassi comune per questi templi. Ma non sempre i monaci mostrano la giusta attitudine ed esperienza nella cura e gestione degli animali selvatici. Gli attivisti e il DPN (Department of National Parks Wildlife and Plant Conservation) sostengono che gli stessi non abbiano seguito correttamente le regole, per questo vogliono introdurre nuove norme compreso il divieto di mostrare le tigri ai turisti riscuotendo in cambio denaro.

27 maggio 2015
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