Proseguono le azioni di protesta degli attivisti di Greenpeace contro l’uso di sostanze tossiche nella moda outdoor. Al centro delle attenzioni dell’associazione è stata in questo caso una delle principali aziende produttrici di abbigliamento per attività all’aria aperta, la Mammut.

Questa mattina 15 attivisti Greenpeace hanno scalato il quartier generale della Mammut in Svizzera per protestare contro l’impiego di PFC e altre sostanze tossiche nella moda outdoor. L’azione segue quella dei giorni scorsi, quando sostenitori dell’associazione sono stati ritratti in costume o nudi per protestare contro il comportamento di un’altra azienda leader del settore, la The North Face.

Alla base della protesta il mancato impegno reale della società svizzera per quanto riguarda l’eliminazione dei PFC dai propri capi. Malgrado, sottolinea Greenpeace, l’azienda affermi di utilizzare PFC “con attenzione e solo quando assolutamente necessari” i dati mostrati dal rapporto “Tracce nascoste nell’outdoor” evidenziano come due delle maggiori concentrazioni di PFOA (PFC a catena lunga collegato a numerose patologie e malattie gravi come i tumori) riscontrate nei campioni analizzati siano relative a un paio di scarpe e a uno zaino realizzati dalla Mammut.

Durante l’azione gli attivisti hanno proceduto all’installazione di un tavolo sospeso invitando l’amministratore delegato Rolf Schmid a “sottoscrivere un impegno Detox sull’eliminazione dei PFC e di tutte le sostanze tossiche dalla filiera produttiva e dai prodotti”. Attraverso una mostra allestita all’ingresso degli uffici uomini e donne di Greenpeace hanno poi rivolto il loro messaggio ai dipendenti dell’azienda. Come ha spiegato Julia Bangerter, campagna Detox di Greenpeace Svizzera:

Invitiamo i dipendenti di Mammut a bersi un caffè con noi per parlare di come possono eliminare i PFC. Mammut deve diventare un vero leader di Detox e passare dalle chiacchiere alla presa di responsabilità rispetto al proprio impatto sull’ambiente e la salute. I PFC non hanno posto in natura, nel cibo, nell’acqua che beviamo e in un’azienda responsabile verso l’ambiente.

17 febbraio 2016
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