In un rapporto dal titolo “Tracce nascoste nell’outdoor” presentato alla fiera ISPO 2016 di Monaco di Baviera Greenpeace denuncia la presenza di PFC in molti capi di abbigliamento e attrezzature del settore outdoor.

I composti poli- e per-fluorurati sono sostanze chimiche pericolose per la salute e per l’ambiente che si degradano difficilmente e tendono a evaporare inquinando l’aria. Come illustrano gli attivisti:

Numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato che queste sostanze si accumulano nei tessuti degli animali e persino nel sangue umano.

L’analisi di Greenpeace ha rivelato la presenza di PFOA, un PFC ionico e a catena lunga, in ben 36 dei 40 articoli analizzati: dalle scarpe ai sacchi a pelo. Si tratta di prodotti commercializzati in diversi Paesi europei tra cui l’Italia. Questa sostanza, utilizzata per impermeabilizzare i capi di abbigliamento e gli equipaggiamenti per le escursioni, può provocare gravi malattie tra cui il cancro danneggiando sia l’uomo che gli animali selvatici. I PFC sono stati collegati alla proliferazione delle cellule tumorali e a danni al sistema riproduttivo e ormonale.

Per via della sua nocività per la salute e dell’alta persistenza nell’ambiente in Norvegia l’utilizzo del PFOA nei capi di abbigliamento è stato sottoposto a restrizioni. Nel resto d’Europa purtroppo questa sostanza chimica pericolosa continua a essere usata. Greenpeace spiega che il PFOA viene utilizzato anche da marchi che si dichiarano ecofriendly come The North Face, Patagonia, Mammut, Salewa e Columbia. Alcuni brand la impiegano nei loro prodotti outdoor malgrado abbiano dichiarato di aver eliminato dalla loro filiera produttiva i PFC a catena lunga.

Tra i prodotti analizzati da Greenpeace gli unici a non contenere PFC sono due giacche della Vaude e della Jack Wolfskin; uno zaino a marchio Haglöfs; un paio di guanti della The North Face. Gli attivisti fanno notare che se 4 marchi hanno individuato una valida alternativa al PFOA per alcuni dei loro prodotti anche le altre aziende di moda possono eliminarlo dai loro capi.

Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Italia, lancia un appello ai marchi di abbigliamento invitandoli a dimostrare concretamente di amare la natura eliminando il ricorso a sostanze chimiche pericolose. Una raccomandazione condivisa da un panel di oltre 200 scienziati nella Dichiarazione di Madrid. Come fa notare Greenpeace nel report:

È paradossale che proprio i marchi che producono le giacche, i pantaloni e le scarpe che indossiamo abitualmente per le nostre gite in montagna o nelle passeggiate all’aria aperta contribuiscano a contaminare direttamente la natura a noi più cara con sostanze chimiche così pericolose.

L’appello di Greenpeace è già stato accolto da brand famosi come il marchio inglese Páramo Directional Clothing, l’ultimo ad aver sottoscritto l’impegno Detox già firmato da altri 34 marchi.

25 gennaio 2016
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