Nuova classifica Greenpeace per le aziende della moda. Nella sfilata “Detox” allestita dall’associazione ambientalista un posto in prima fila spetta a marchi quali Benetton, H&M e Zara, che rientrano in quella che è definita “L’Avanguardia” dell’abbigliamento sostenibile.

Un risultato quello ottenuto da Benetton, H&M e Zara frutto dell’impegno verso l’eliminazione delle sostanze tossiche dai propri capi. Un passo importante per la moda Detox secondo quanto ha sottolineato Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace Italia, nell’ottica dell’affermazione di un’alternativa sostenibile:

Facciamo i complimenti a Benetton, H&M e Zara per come stanno guidando l’intero settore e imponendo un nuovo standard, a livello mondiale, per una moda libera dalle sostanze tossiche. Queste aziende stanno dimostrando nei fatti che ripulire l’industria della moda dalle sostanze tossiche è già possibile.

Sono stati 19 in tutto i marchi valutati in base a criteri “Detox” come l’eliminazione delle sostanze tossiche dai prodotti e dai processi di produzione o l’informazione trasparente in merito agli scarichi delle sostanze chimiche pericolose da parte dei rispettivi fornitori.

Dietro “L’Avanguardia” rappresentata dai 3 marchi citati si posizionano le aziende incluse ne “La moda che cambia”, società che hanno mostrato molti progressi, ma presentano ancora situazioni da migliorare in vista delle scadenze previste al 2020. Tra queste spiccano le italiane Valentino e Miroglio, C&A, Fast Retailing, Mango e G-Star, i cui migliori risultati sono frutto di un maggiore impegno nell’eliminazione delle sostanze tossiche e nella trasparenza della filiera.

Stessa categoria, seppure con punteggi più bassi, anche per Adidas, Levi’s, Burberry, Primark e Puma. Alla base della differenza, spiega Greenpeace, il fatto che tali marchi:

Pur adottando la lista di sostanze da eliminare proposta dal gruppo ZDHC (Zero Discharge of Hazardous Chemicals), che valuta solo le immissioni di sostanze inquinanti e prevede limiti di tolleranza per alcune sostanze chimiche, continuano a tollerare l’inquinamento prodotto nelle varie fasi di lavorazione.

Occupano invece il poco gratificante settore delle “Retrovie” aziende come Nike, Esprit, Victoria’s Secret: questi marchi non hanno messo in atto secondo Greenpeace le azioni necessarie a “impedire l’inquinamento da sostanze chimiche generato dalle loro filiere produttive”.

Un impegno quello della moda sostenibile che sta assumendo un sempre maggior rilievo ambientale, conclude Ungherese. Una “rivoluzione Detox” della quale l’Italia sta assumendo un ruolo di primo piano con 50 aziende tessili impegnate (di cui 27 nel solo distretto di Prato):

L’impegno assunto da numerose realtà tessili italiane dimostra come produrre rispettando l’ambiente, la salute e la sicurezza dei consumatori sia già possibile e alla portata del mercato.

5 luglio 2016
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I vostri commenti
elisa, giovedì 7 luglio 2016 alle15:15 ha scritto: rispondi »

Mi piacerebbe sapere che ne pensa Green Peace del modello di Business di H&M Zara etc. Certo, eliminare le sostanze tossiche dai processi produttivi è un'ottima iniziativa; ma quant'è sostenibile un modello di business che punta tutto su abiti usa e getta? Sono piuttosto scioccata che aziende come HM e Zara possano fregiarsi del titolo di aziende Green: il loro modello è il contrario esatto del buon senso.

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