Servizi e piattaforme come quelli legati a ride sharing e car pooling stanno contribuendo a mutare per sempre il concetto di mobilità, soprattutto in ambito urbano. È una metamorfosi che provoca inevitabilmente frizioni, tensioni e mette in discussione paradigmi consolidati: una dimostrazione su tutte è la strenua opposizione dei tassisti all’avvento dell’offerta di imprese come Uber, che interessa anche le nostre città.

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Proprio le città sono state prese in esame in una ricerca condotta in partnership dall’Iit-Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche) con la Cornell University e Uber, intitolata “Scaling Law of Urban Ride Sharing”. Ci si è basati su un enorme database di dati aggregati (oltre 200 milioni di viaggi effettuati a New York, Singapore, San Francisco e Vienna) riguardanti gli spostamenti nei centri abitati, per valutare come diverse location distribuite in tutto il mondo siano pronte ad accogliere questo tipo di evoluzione.

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I risultati sono stati pubblicati sul numero di marzo della rivista Nature Scientific Reports. Così Paolo Santi, ricercatore presso Iit-Cnr e MIT Senseable City Lab:

Per quantificare il rapporto tra domanda di mobilità urbana e il numero di corse condivisibili, è stata utilizzata una metodologia basata sulla scienza delle reti. Il nostro gruppo di ricerca ha inoltre sviluppato un modello che caratterizza la “legge del ride sharing” con tre semplici parametri: l’area urbana, la densità delle richieste di viaggio e la velocità media del traffico. È stato possibile ottenere una stima molto accurata del numero di viaggi che può essere condiviso in una data città.

Si è scoperto, ad esempio, che Milano offre un potenziale di condivisione dei viaggi pari a circa il 50%, cinque volte in più rispetto a Roma. Una differenza spiegata soprattutto con la diversa velocità del traffico nei due centri. New York è risultata essere la più condivisibile (62%), mentre Berlino e Londra chiudono la classifica con una percentuale che si attesta intono al 10-15%.

L’avvento della guida autonoma, ormai alle porte, costituirà un altro elemento importante in un’ottica di evoluzione della mobilità andando a creare nuovi sistemi e modelli che sempre più assottiglieranno il divario che ancora oggi separa trasporto pubblico e privato: si passerà progressivamente da un concetto di “ownership” dei veicoli a uno si “usership”. In altre parole, si aprirà l’era del “Mobility as a Service”.

10 marzo 2017
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CNR
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