Vetture vecchie, reti metropolitane e tranviare obsolete, parco mezzi insufficiente. È la fotografia del gap infrastrutturale italiano rispetto agli altri Paesi europei in tema di mobilità, quanto emerge dall’analisi di AlixPartners: per mettersi al passo in 10 anni l’Italia dovrebbe stanziare 40 miliardi di euro.

Lo studio dal titolo “Nutrire la mobilità del futuro” è stato condotto a livello globale e tiene conto di diversi fattori come la crescita popolazione mondiale e la sua concentrazione nelle aree urbane, per tracciare un quadro della mobilità del futuro. Lo spostamento delle persone è un tema cruciale per lo sviluppo delle smart cities e deve essere considerato in una prospettiva di sostenibilità ed efficienza. Giacomo Mori, Managing Director di AlixPartners in Italia, ha spiegato:

Già oggi il 64% dei chilometri percorsi avviene in ambito urbano, una cifra destinata a crescere sensibilmente nei prossimi 20 anni.

Inoltre le ore perse nel traffico sono 62 l’anno. Senza un’inversione di marcia arriveranno a quota 68 nel 2020 e a 106 nel 2050, con evidenti ricadute sulla’inquinamento urbano e sulla qualità della vita.

Secondo lo studio i cui risultati sono stati presentati al #ForumAutoMotive, manifestazione milanese sulla mobilità a motore, per colmare il divario che ci separa dagli standard europei in 10 anni, servirebbe uno stanziamento da 40 miliardi di euro.

In particolare, la società di consulenza ha previsto 20 miliardi di investimenti per lo sviluppo di infrastrutture e 9,5 miliardi per l’adeguamento del parco mezzi. Inoltre altri 10 miliardi servirebbero per accelerare la transizione verso un sistema sostenibile: la diffusione dei veicoli elettrici e lo sviluppo di una rete di ricariche, l’implementazione dei servizi di car sharing, bike sharing e car pooling, le innovazioni per la smart mobility. A tutto ciò, secondo i calcoli di AlixPartners, si dovrebbe aggiungere il costo annuale del sistema di mobilità urbano, pari a 6,4 miliardi di euro.

Malgrado la nuova prospettiva sulla mobilità sostenibile, secondo i dati, negli ultimi 20 anni le ore perse ne traffico sono quasi raddoppiate, mentre continua a diminuire la velocità di trasferimento dei pendolari. Tutto questo ha ricadute enormi in termini di impatto ambientale e sociale.

Migliorare la mobilità urbana significa anche agevolare gli spostamenti lavorativi dei pendolari, soprattutto per quanto riguarda i giovani precari, più penalizzati nel muoversi rispetto ad altre categorie.

Lo studio dimostra che gli elevati tassi di disoccupazione e la precarietà hanno un impatto sull’acquisto di nuovi veicoli da parte delle fasce più giovani: il 34% degli italiani tra 18 e 29 anni intervistati ha dichiarato che ottenere un contratto di lavoro stabile potrebbe indurli all’acquisto di una nuova automobile.

Per il 43% dei giovani italiani il fattore economico risulta decisivo per le scelte legate alla mobilità, mentre il 42% preferirebbe risparmiare una eventuale vincita, anziché spenderla in una nuova auto. Mori ha spiegato:

A causa di problemi come traffico, difficoltà di trovare parcheggio e costi del mezzo, e con l’efficace concorrenza di altre modalità di trasporto come treni ad alta velocità e voli low cost, l’auto oggi non viene più percepita dai giovani come sinonimo di libertà.

Nel frattempo si consolidano i servizi di mobilità alternativa: il 2014 è stato l’anno del car sharing, che ha toccato quasi 5 milioni di utenti, con un aumento del 39% rispetto al 2006. Per quanto riguarda l’Italia è Milano la città in cui il car sharing spopola di più con quasi l’80% dei servizi concentrati nel capoluogo meneghino.

Questo trend, secondo i trend di AlixPartners, è destinato ad aumentare: nel 2020, tra Europa e Nord America saranno circa 12 milioni i cittadini che si rivolgeranno al car sharing per le proprie esigenze di mobilità urbana.

30 marzo 2015
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marcello, lunedì 30 marzo 2015 alle22:44 ha scritto: rispondi »

Ho percorso 46.000 km con un'auto ad autonomia estesa: 2/3 a elettrico, 1/3 as benzina. A elettrica consuma 125 kcal/km, a benzina 500. Questo per il fatto che il motore a scoppio dissipa almeno l'80% dell'energia contenuta nel carburante consumato nel radiatore e nel tubo di scarico, mentre sul motore elettrico, avendo un un rendimento maggiore del 90%, si possono mettere le mani senza scottarsi. Io poi ricarico le batterie dal fotovoltaico di casa, circolando in tal modo a emissioni zero, costi a parte.

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