Per chi come chi scrive ha abitato per anni a Roma, pensare di sopravvivere in quel caos cittadino spostandosi su due ruote “a pedale” resta una scelta per lo meno coraggiosa. Certo, ci vuole anche del coraggio a perdere coscientemente ore preziose della propria vita imbottigliati nel traffico a quattro ruote, inquinando e favorendo il degrado della città. Resta il fatto che la Capitale non è mai apparsa come una città a misura di bicicletta.

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Tanti coraggiosi non la pensano così. Da anni ciclofficine più o meno politicizzate (come non citare l’Ex-Snia a riguardo) portano avanti un prezioso lavoro di diffusione della bici come mezzo di trasporto. A breve, fra l’altro, ci sarà anche l’annuale Ciemmona, la gioiosa biciclettata di protesta, che ogni anno raduna cicloamatori di tutto il Paese, arrabbiati con gli “schiavi delle quattro ruote”. Ma della Ciemmona, parleremo sicuramente in un’altra occasione.

Piuttosto, la notizia di questi giorni l’ha data l’Ascamc, l’associazione automotocicli della Confcommercio. Nei primi quattro mesi del 2013 a Roma c’è stato un calo della vendita di auto del 30%. Parallelamente sono state vendute circa il 20% di bici in più. Certo le percentuali brute sono dati numerici da prendere con le pinze. Però segnalano una tendenza, le cui dimensioni potranno essere valutate solo nel tempo.

Per il presidente dell’associazione, Claudio Borzi, la prima ragione di tutto ciò è da addebitarsi alla crisi, ma non è l’unico fattore in gioco:

Un fenomeno dovuto sia a una riscoperta della cultura delle due ruote, ma soprattutto alla crisi economica.

In alcune ricerche di mercato che abbiamo condotto, molte famiglie hanno sottolineato l’economicità di questo mezzo di spostamento. La riscoperta della bicicletta porta con sé anche la riscoperta della città, che spesso con l’auto si perde di vista, e anche della salute.

Con le elezioni di Roma alle porte, sarebbe interessante vedere quali progetti urbanistici, tra quelli contenuti fra i programmi dei candidati sindaco, apre maggiormente alle due ruote a pedale.

Per finire, la lunga battaglia dei movimenti pro-bici, dai più radicali fino a quelli più legati a mode o salutisti, può registrare una vittoria parziale, dopo anni di sportellate metaforiche e tragicamente reali. Perché, bisogna avere il coraggio di dirlo, oggi come oggi Roma può trasformarsi in una trappola mortale per gli avventurosi ciclisti urbani. Ma è grazie al coraggio di una parte sempre maggiore di cittadinanza che le cose possono cambiare.

17 maggio 2013
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