Mimosa pudica: come coltivarla

Ha acquisito una certa popolarità in tempi recenti, complice anche la condivisione di alcuni video sui social network: la mimosa pudica è infatti una pianta dalla singolare caratteristica, capace di chiudere le proprie foglie quando sfiorata. Proprio per questa peculiarità, la pianta è chiamata anche mimosa sensitiva, poiché appunto sensibile alle stimolazione esterne. Ma quali sono le origini della varietà, quali i dettagli più importanti e, ancora, le tecniche di coltivazione?

Naturalmente, prima di procedere all’acquisto o alla coltivazione della mimosa pudica, è bene verificare le caratteristiche climatiche del proprio luogo di residenza, affinché siano compatibili con le necessità del vegetale. Per questo motivo, si consiglia di chiedere un parere al proprio rivenditore di prodotti di botanica di fiducia.

Mimosa pudica: origini e caratteristiche

Mimosa pudica

La Mimosa pudica – nota anche mimosa sensitiva – è una pianta appartenente alla famiglia delle Mimosaceae. Così come già accennato, il nome deriva dalla capacità di chiudere le proprie foglie a seguito della stimolazione esterna, ad esempio sfiorandole con le dita: tale peculiarità è nota con il nome di tigmonastia. La pianta è originaria dell’America Centrale e del Sudamerica, sebbene oggi sia spontaneamente diffusa in Africa, Asia e Oceania. In Europa è presente solo come esemplare da vaso, ma non è una specie autoctona. Data la facilità di propagazione, in molti luoghi del mondo è considerata una specie invasiva, nonché infestante.

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La pianta si caratterizza per un fusto abbastanza legnoso, con rami inferiori dotati di spine. Quelli superiori, invece, sono più verdi e morbidi, nonché delicati. Dalla forma cespugliosa, quasi ad arbusto, la pianta si caratterizza da due file simmetriche di 15 o 25 foglioline, allungate, di piccole dimensioni e di intenso colore verde. Queste ultime, se toccate con le mani o dopo la sollecitazione di un insetto, si richiudono su se stesse partendo dall’estremità più esterna sino alla base. La reazione, determinata da un meccanismo chimico di osmosi, è una protezione naturale della pianta contro le avversità esterne. Poiché le foglie sono estremamente delicate, e possono essere quindi danneggiate dal vento o dal peso di insetti e piccoli animali, alla minima sollecitazione vengono raggruppate in una posizione più sicura e resistente, preservando così la pianta da conseguenze anche gravi per la sua sopravvivenza. La mimosa pudica, infine, produce dei bellissimi fiori attinomorfi, di intenso colore violaceo o ciclamino, dal tipico aspetto sferico. Da questi nasce un piccolo frutto allungato, di circa due centimetri di lunghezza, dove sono contenuti dei piccoli semi per la propagazione della specie.

La pianta predilige i climi tra il temperato e il caldo, un terriccio morbido preferibilmente azotato e una buona esposizione al sole. Le richieste d’acqua non sono eccessive, anche poiché l’arbusto risente di ristagni ed eccessi d’annaffiatura.

Mimosa pudica: come coltivarla

Mimosa pudica

La mimosa pudica è una pianta che può essere efficacemente coltivata sia in giardino che in vaso, prestando però attenzione alle condizioni climatiche del proprio luogo di residenza. La temperatura deve essere mediamente elevata, al di sopra dei 15-20 gradi, mentre devono essere predisposte adeguate protezioni per le piogge intense o per preservare l’esemplare dai repentini sbalzi di temperatura.

In ogni caso, la predisposizione del terreno è molto importante: se si predilige il vaso, è utile adagiare un fondo di cocci o di palline d’argilla espansa, per garantire un buon deflusso dell’acqua ed evitare ristagni. Sul fronte della fertilizzazione si può procedere con del concime organico, quale il compost, scegliendo comunque un terriccio molto morbido.

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La coltivazione può partire dal seme, preferendo un semenzaio da conservare in un luogo alto e asciutto, tuttavia la modalità più diffusa è l’acquisto e il trapianto delle piantine. Lo spostamento nella dimora definitiva può avvenire in primavera inoltrata, quando le condizioni atmosferiche sono ormai sufficienti per garantirne una crescita rigogliosa. In alternativa, si può procedere per talea, interrando semplicemente dei rametti, data la facilità con cui si sviluppa l’apparato radicale.

Le necessità di manutenzione non sono eccessive: come già detto, la pianta non ama gli eccessi d’acqua, mentre il terriccio dovrà essere fertilizzato ciclicamente. Si ricordi, in ogni caso, la natura infestante dell’esemplare, un fatto che richiede un controllo continuo affinché non vi siano propagazioni indesiderate.

3 marzo 2018
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