Il problema dell’inquinamento da plastica nei nostri mari fa ormai parlare da tempo. Sono sempre più frequenti le immagini di animali intrappolati in vari tipi di reti e imballaggi che finiscono in acqua e ci restano o delle interiora di pesci e uccelli piene di piccoli frammenti colorati.

È questo che preoccupa sempre di più: la presenza di particelle definite “microplastiche” che vengono ingerite da vari organismi e possono entrare nella catena alimentare. Lo denuncia Greenpeace in un nuovo rapporto dal titolo “La plastica nel piatto, dal pesce ai frutti di mare”.

Le microplastiche hanno diametro o lunghezza inferiore ai 5 mm. Sono per esempio le microsfere che vengono utilizzate nell’industria cosmetica e nella produzione di detergenti per l’igiene personale. Si tratta però anche di frammenti dalle macro e mesoplastiche, ridottisi sempre di più a causa dell’azione erosiva dell’acqua, del vento e dei raggi UV.

È impossibile calcolare con precisione quanti di questi frammenti siano presenti oggi nelle nostre acque, ma una stima grossolana parla di cifre che vanno dai 5.000 ai 50.000 miliardi di frammenti, per un peso di più di 260 mila tonnellate. A questo si devono aggiungere tutti i rifiuti plastici che scendono nei fondali o si depositano sulle spiagge. Nel rapporto si legge:

L’ingestione di microplastiche da parte di organismi marini è ampiamente documentata: sono almeno 170 gli organismi marini (vertebrati e invertebrati) che certamente ingeriscono tali frammenti.

Sono soprattutto i molluschi, con il loro sistema filtratore, ad assumerne di più. Con le plastiche inoltre vengono assimilate anche le sostanze inquinanti che esse portano con sè. Si parla di bisfenolo A, ftalati, Nonilfenoli (NP), Polibromo Difenil Eteri (PBDE), Policlorobifenili (PCB), Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), residui di pesticidi come il DDT e gli Esaclorocicloesani (HCH).

Se dai pesci piccoli ai pesci grandi queste sostanze continuano ad accumularsi, quando noi ci nutriamo di pesci come tonno o pesce spada, la quantità di inquinanti assorbita aumenta notevolmente, mettendo a rischio la nostra salute.

Gli studi non hanno ancora approfondito quali possono essere gli effetti sulla salute di tutto questo, ma Greenpeace si rivolge al Governo Italiano perché, seguendo il principio di precauzione, vieti la produzione e l’uso di microplastiche nel nostro Paese, sperando che altri Paesi facciano altrettanto.

30 agosto 2016
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