Microplastiche: fino a 2 mila tonnellate sulle spiagge italiane

I ricercatori del dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa hanno definito un nuovo modello analitico per determinare quantitativamente e qualitativamente quante microplastiche vi fossero sulle spiagge italiane, che secondo le stime potrebbero arrivare fino a 2000 tonnellate.

L’inquinamento ambientale causato da detriti plastici dispersi nel mare o che raggiungono gli habitat marini sta suscitando crescente preoccupazione non solo perché i pesci possono ingerirli o restarne intrappolati, ma anche per i potenziali rischi derivanti dai frammenti di plastica più piccoli, indicati appunto come microplastiche. Data l’importanza della questione, i chimici italiani hanno dunque adottato una nuova procedura per studiare le micro particelle, inferiori ai 2 millimetri, nei sedimenti costieri.

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La ricerca ha preso il via dalle spiagge della Toscana, dove sono stati raccolti e analizzati campioni di sabbia nei pressi delle foci dei fiumi Arno e Serchio. I risultati del test hanno evidenziato la presenza di fino a 30 mg microplastiche in 1 solo kg di sabbia, una cifra corrispondente a circa 5,5 g di microframmenti nei primi 10 cm di spessore di un metro quadrato di spiaggia.

Spiega l’ateneo di Pisa in una nota stampa che le microplastiche trovate nella sabbia derivano soprattutto da prodotti e imballaggi di plastica monouso, fatti soprattutto da poliolefine e polistirene:

Questi residui variamente degradati sono stati ritrovati in quantità diversa a seconda della distanza dal mare, più concentrati nella zona interna e dunale per effetto della progressiva accumulazione rispetto alla linea della battigia. Uno dei principali rischi è che le microplastiche agiscano da collettori di sostanze inquinanti anche altamente tossiche come pesticidi e idrocarburi policiclici aromatici.

Proprio per questo motivo saranno necessari ulteriori studi per capire gli effetti di questa forma di inquinamento ambientale che, a ogni modo, sembra comunque più “assai più massiccia di quanto non si credesse”, conclude il professor Castelvetro dell’Università di Pisa.

13 luglio 2018
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