Gli oceani hanno un nemico invisibile: la microplastica. I detriti quasi del tutto impercettibili all’occhio umano causano danni molto seri alla fauna marina, al punto che senza una riduzione dei rifiuti di plastica alla fonte le conseguenze sugli ecosistemi oceanici saranno irreparabili. A lanciare l’allarme sull’impatto ambientale della microplastica è un recente studio pubblicato sulla rivista Science, firmato dai biologi marini Karen Lavender Law e Richard Thompson della Plymouth University.

I due ricercatori puntano il dito contro i prodotti usa e getta in plastica. Il consumismo genera una mole di rifiuti che spesso finisce in mare e si scompone in minuscoli frammenti che vengono ingeriti dai pesci e intossicano anche le piante. Come ha sottolineato allarmata Karen Lavender Law:

Le microplastiche probabilmente sono i detriti in plastica più abbondanti nel mare. I quantitativi sono destinati inevitabilmente ad aumentare, dal momento che ogni singolo oggetto di plastica di grandi dimensioni si degrada in milioni di pezzi di microplastica.

Mentre i rifiuti più grandi possono essere rimossi facilmente, la rimozione delle microplastiche dall’ambiente purtroppo non è fattibile. I pesci che ingeriscono le microplastiche subiscono diversi danni, tra cui la contaminazione con sostanze chimiche presenti in microsfere di sapone, creme e altri prodotti per la cura del corpo.

Alcune specie marine arrivano a ingerire fino all’80% di microplastiche. Il rischio è che anche la catena alimentare possa essere compromessa, mettendo a repentaglio la salute dei consumatori abituali di pesce. La buona notizia è che il problema non è insormontabile.

Secondo il professor Thompson, le azioni quotidiane dei singoli possono fare la differenza. Ogni volta che ricicliamo correttamente la plastica, allunghiamo la durata della vita degli oggetti e preferiamo prodotti riciclati e riciclabili, materiali maggiormente ecologici e più duraturi, salviamo un pezzetto di oceano dalla comparsa di migliaia di nuovi minuscoli detriti.

Per questo motivo si rivela estremamente utile il lavoro svolto dalle associazioni ambientaliste, impegnate in campagne di sensibilizzazione su larga scala, volte a convincere i cittadini a ridurre i consumi di plastica.

14 luglio 2014
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