Metalli tossici per l’uomo: quali sono

La tossicità dei metalli pesanti è una delle principali minacce per la salute dell’uomo e, ancora, dell’ecosistema in generale. Tra questi elementi ve ne sono alcuni in grado di esercitare un effetto tossico diretto, altri invece lentamente si accumulano in animali e piante che fanno parte della nostra catena alimentare, depositandosi poi nei tessuti e negli organi umani. I metalli pesanti sono inquinanti ambientali e la loro tossicità è un problema di crescente importanza per ragioni ecologiche, evolutive, nutrizionali e ambientali. A livello internazionale, sono state intraprese varie misure per controllare e soprattutto prevenire l’esposizione a queste sostanze.

Tra tutti i metalli, sono definiti pesanti quelli che hanno una densità specifica superiore a 5g per centimetro cubo. In piccole quantità sono necessari per mantenere una buona salute, ma in dosi maggiori possono diventare tossici o pericolosi.

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I metalli a cui siamo esposti sono nel complesso 35, di questi solo 23 sono definibili come pesanti: antimonio, arsenico, bismuto, cadmio, cerio, cromo, cobalto, rame, gallio, oro, ferro, piombo, manganese, mercurio, nichel, platino, argento, tellurio, tallio, stagno, uranio, vanadio e zinco. Nella maggior parte dei casi, l’eccessiva esposizione a questi elementi causa astenia e stanchezza eccessiva, danni cerebrali, ai polmoni, ai reni, al fegato e anomale variazioni della composizione del sangue. L’esposizione a lungo termine porta in genere a progressiva degenerazione muscolare e neurologica, con l’insorgenza di sintomi e segni tipici anche di altre gravi malattie degenerative come la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson, il morbo di Alzheimer e la distrofia muscolare, oltre ai tumori.

Vediamo alcune informazioni sui metalli pesanti più spesso coinvolti in gravi avvelenamenti e quali sono i sintomi con cui si manifesta l’esposizione.

Arsenico

L’intossicazione, prima acuta e successivamente cronica, si verifica sia per inalazione che per ingestione. La dose tossica è compresa tra 5 e 50 mg, in dipendenza del peso del soggetto, mentre quella letale è di circa 120 mg, corrispondenti a 1-2 mg per chilo di peso corporeo. Tra tutti i composti dell’arsenico, il più tossico è l’arsenito di sodio, un sale molto solubile.

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L’avvelenamento con questo metallo può avvenire per ingestione. Gli alti livelli di arsenico nelle falde acquifere sono di origine geologica e di inquinamento da attività industriali, dall’utilizzo di antiparassitari, diserbanti e fertilizzanti. Il metallo passa anche facilmente la barriera placentare e l’esposizione del feto è causa di danni anche gravi. L’eccesso di arsenico viene eliminato per via renale, anche se ci vogliono circa 10 giorni affinché tutte le quantità vengano eliminate dopo una intossicazione acuta. L’esposizione professionale può essere causa di avvelenamento cronico, che si manifesta con sintomi dermatologici e neurologici, mentre l’avvelenamento da gas arsenicali di solito si presenta con la classica triade: dolori addominali, ittero e sangue nelle urine.

Piombo

L’intossicazione da piombo si presenta di solito con sintomi poco evidenti in fase iniziale, tuttavia l’esposizione cronica è causa di encefalopatia acuta, lesioni d’organo irreversibili e deficit cognitivi. Tutte le concentrazioni di piombo nel sangue hanno effetti negativi sullo stato di salute, anche se il rischio di deficit cognitivo si manifesta con concentrazioni di piombo nel sangue maggiori di 10 microgrammi per decilitro. Coliche addominali, stipsi, tremori e cambiamenti dell’umore si manifestano successivamente, e i segni di encefalopatia si sviluppano a partire da una piombemia maggiore di 100 microgrammi per decilitro di sangue.

Mercurio

Tra tutti i composti chimici del mercurio, i più tossici sono quelli solubili. L’80% del mercurio nell’ambiente deriva da fonti naturali, come ad esempio l’erosione delle rocce, mentre il restante 20% è immesso nell’ambiente ad opera dell’uomo soprattutto con l’inquinamento industriale. È invece ormai in disuso l’impiego di questo metallo in agricoltura. Il mercurio che raggiunge falde, fiumi e mari può trasformarsi in metilmercurio, che entra nella nostra catena alimentare attraverso il consumo di pesce e vongole.

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L’avvelenamento acuto causato da questo metallo si manifesta con gravi sintomi a carico dell’apparato gastrointestinale, circolatorio, respiratorio e successivamente anche dei reni. L’esito è spesso funesto. In caso di avvelenamento acuto per ingestione, è consigliabile la somministrazione di latte e bianco d’uovo, che hanno dimostrato di essere buoni antidoti, anche se la terapia è comunque di competenza del medico che potrà decidere di impiegare sostanze che legano con il metallo, come dimercaprolo, la penicillamina ed il succimer.

Cadmio

L’intossicazione acuta o cronica da cadmio può essere causata sia per inalazione che per ingestione del metallo. In genere, l’esposizione al cadmio è di natura professionale e ne sono coinvolti i lavoratori che operano nell’industria che produce cuscinetti a sfere, accumulatori e cavi elettrici e cellule fotoelettriche e reattori nucleari. I primi sintomi sono di natura respiratoria, ma nel caso di esposizione cronica viene coinvolto tutto l’organismo.

Cromo

Sono tossici i composti solubili del cromo, come acido cromico, cromati e bicromati. Anche nel caso di questo metallo, l’esposizione è di solito di natura professionale e sono coinvolti coloro che operano nell’industria delle vernici, inchiostri, cemento ed elettronica.

20 dicembre 2017
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