Il consumo di merendine non sarebbe legato all’aumento del tasso di obesità. A sostenerlo uno studio condotto dalla AIDEPI, Associazione industrie del dolce e della pasta italiane, che si avvalso di dati IRI sul consumo di “prodotti da forno” con quelli sull’obesità tratti da fonti ISTAT, Okkio Alla Salute e Passi.

Al Nord vi sarebbe, malgrado un maggiore consumo di merendine (2,2 kg annui pro capite), un livello di bambini e adulti sovrappeso inferiore (24,7%) a quello registrato al Sud (37,8%), dove al contrario tali prodotti risulterebbero godere di una preferenza minore (1,6 kg/annui pro capite). A influenzare l’ago della bilancia sarebbero, spiega AIDEPI il suo sito di riferimento merendineitaliane.it (che ha realizzato lo studio), in realtà le più generali abitudini alimentari e l’attività fisica.

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Per quanto riguarda in particolare l’attività fisica la percentuale di bambini “attivi” è del 70% nel campione individuato al Nord, mentre per quanto riguarda Sud e Isole la percentuale media scende al 45%. Appena il 35% dei giovanissimi risulterebbe attivo in Basilicata, seguita da Campania (54%) e Sicilia (56,6%); diverso l’andamento nelle Province Autonome di Bolzano (91%) e Trento (83,3%), seguite da Friuli Venezia Giulia (79,3%) e Lombardia (78,9%).

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Un fenomeno che si rifletterebbe anche per quanto riguarda il consumo di frutta e verdura: punte dell’86% in Trentino Alto Adige e una percentuale minima del 63,5% in Calabria. Orientamento simile anche per quanto riguarderebbe gli adulti, stando ai dati del sistema Passi. Secondo quanto ha spiegato la biologa nutrizionista Valeria Del Balzo:

Non è corretto stilare liste di alimenti buoni e cattivi. Spesso si tende a generalizzare e banalizzare quando si parla di alimentazione e il caso delle merendine, in questo senso, è esemplare: è sbagliato demonizzare un alimento e additarlo come responsabile di un fenomeno così complesso come l’obesità. Non andrebbe mai estrapolato un alimento dall’alimentazione nella sua totalità perché ogni ingrediente ha una sua funzione.

A contare è soprattutto lo stile di vita, dal movimento alle corrette abitudini a tavola. Da questo punto di vista che nel Nord la popolazione sia più attiva e consumi più frutta e verdura, figura come una riprova del fatto che il peso di bambini (e adulti) dipende da molti fattori, culturali e sociali, e che il consumo di merendine non risulta affatto centrale.

La nutrizionista ha poi concluso focalizzando il proprio intervento sulla questione dell’opportunità o meno di consumare merendine durante gli intervalli quotidiani:

Le merendine possono tranquillamente essere utilizzate come ‘break’ a metà mattina o metà pomeriggio,
perché sono prodotti caratterizzati da un modesto contenuto di calorie, vanno dalle 110 delle più semplici fino alle 180-200 delle
più ricche, e coprono in media tra il 6 e il 7% della quantità di energia raccomandata ogni giorno a bambini e ragazzi.

Una merendina quindi permette di rifornire l’organismo della piccola quantità di energia che gli serve per arrivare ai pasti principali con un senso di sazietà adeguato e mantenere la concentrazione in determinati momenti della giornata.

17 ottobre 2016
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