Meno rifiuti con gli standard per i caricabatteria

Qualche tempo fa mi è capitato di comprare un cellulare nuovo (il mio era proprio irrimediabilmente andato!), e aprendo la confezione, nel constatare con apprezzamento che non c’era il libretto di istruzioni (che avrei di certo cestinato senza aprire), mi è venuta in testa una semplice ma importante considerazione. Mi domandavo infatti per quale motivo, oltre al cellulare nuovo, mi era toccato comprare anche un caricabatteria nuovo di zecca.

Quello che avevo prima infatti è tuttora assolutamente funzionante, ma, rotto il telefono, ne ha immediatamente seguito lo status di rifiuto elettronico, con tutte le gravi implicazioni ambientali che ne conseguono. Ovviamente, anche avessi trovato un telefono da comprare senza caricabatteria, mi sarei trovato in difficoltà, perché il mio precedente, essendo di un’altra marca, era del tutto incompatibile.

Questo ragionamento, un po’ fatto di supposizioni, ha trovato un riscontro alcuni giorni fa, quando sono incappato su un articolo che affrontava proprio questo argomento. E quello che io avevo solo ipotizzato, si è concretizzato in dati emergendo come una questione di una certa gravità.

Il numero di telefonini in uso nella sola Unione Europea supera le 500 milioni di unità, con altrettanti caricabatteria in circolazione. Destinati entrambi a diventare sempre più velocemente rifiuti elettronici: “ogni 20 mesi in Francia diventano inservibili tra i 48 e i 51 milioni di caricabatteria per telefoni cellulari”.

Gran parte di questa proliferazione dei caricabatteria è dovuto all’assenza di standard delle interfacce sui telefoni, che fa si che ogni azienda abbia il suo connettore, con variazioni che intercorrono tra vari modelli dello stesso brand. Il tutto, allo stato attuale della tecnologia, senza una reale motivazione.

Il motivo ufficiale posto dalle aziende produttrici a sostegno della mancata interoperabilità è infatti la sicurezza garantita ai propri apparecchi, contro i rischi come il sovraccaricamento delle batterie. Questione facilmente arginabile con delle semplici caratteristiche da stabilire per fissare gli standard, che permetterebbero di ridurre il numero di caricabatteria diversi in circolazione a pochi tipi, differenti per capacità e composizione della batteria.

Mentre probabilmente i motivi delle resistenze dei produttori sono più da ricercarsi in logiche di fidelizzazione degli utenti alla propria marca (imporre e rendere diffusi i propri standard a discapito di altri – come sa bene chi come me ha avuto per anni un cellulare di marca relativamente rara, con caricabatteria unico e introvabile altrove e tutti i fastidi che ne conseguono).

La buona notizia in materia arriva invece proprio dall’Unione Europea, che, come afferma il commissario all’Industria Günter Verheugen, ha preso in seria considerazione da tempo la faccenda, e ha già messo a punto una normativa che porterà a breve alla standardizzazione, con l’avvio del processo di normalizzazione previsto già nel prossimo 2009.

Sperando che finalmente sarà possibile acquistare un nuovo telefono senza caricabatteria, mantenendo il vecchio o semplicemente essendo liberi di condividerne uno con qualcuno nella propria abitazione.

In vista poi di un altro passo avanti (che potrebbe essere anche contestuale, come la standardizzazione di tutti o quasi gli apparecchi dell’elettronica, che stando alle tendenze attuali, potrebbe concretizzarsi nel connettore USB nell’arco di breve tempo.

30 dicembre 2008
In questa pagina si parla di:
I vostri commenti
Guido, domenica 11 gennaio 2009 alle18:07 ha scritto: rispondi »

Fortuna che c'è la Comunità Europea! Le risoluzioni dei singoli stati fanno solo il solletico alle grandi multinazionali come Nokia. Ciao, Guido

Lascia un commento