La meningite canina, nota più comunemente come meningite asettica, è un’infiammazione delle meningi, ovvero delle membrane presenti all’interno del cranio che ricoprono e proteggono il sistema nervoso centrale, l’encefalo e il midollo spinale. Si possono distinguere altre forme come la meningoencefalite, presente quando l’infiammazione riguarda le meningi e il cervello, oppure la meningomielite, quando sono coinvolte le meningi e il midollo spinale.

La patologia è causata solitamente da batteri, virus, origini fungine e disturbi del sistema immunitario. In questo ultimo caso, il sistema immunitario attacca alcune parti del corpo dell’animale perché non le identifica e riconosce, per questo motivo la malattia è anche definita immunomediata. Purtroppo, le cause reali non sono ancora ben chiare e la diagnosi è ancora molto complessa: i sintomi spesso vengono fraintesi e ricondotti ad altre malattie.

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Esattamente come accade per l’uomo, l’infiammazione delle meningi che ricoprono il sistema nervoso centrale porta alla meningite: secondo alcune ricerche, colpirebbe in prevalenza cani di taglia e razza grande. Senza una particolare distinzione di sesso, ma preferendo in generale esemplari al di sotto dei due anni di età. I sintomi, come anticipato, sono difficili da diagnosticare perché riconducibili ad altre patologie come tumori al cervello e idrocefalo, ma è bene osservare alcuni campanelli di allarme. Come ad esempio la presenza di un’andatura rigida, dolore persistente e reazione dolente al tatto, rigidità del collo, depressione, febbre e a volte vomito. In questi casi è bene allertare subito il veterinario, che deciderà di prescrivere alcuni esami da effettuare, come l’emocromo completo per la conta dei globuli bianchi, un esame neurologico, uno delle urine e un prelievo del liquido cerebrospinale.

Cure e rimedi

Una volta accertata la presenza della malattia, il veterinario dovrà avviare velocemente la cura farmacologica, così da debellare la problematica. Il trattamento può prevedere la somministrazione di immunosoppressori, ma spesso anche di medicinali cortisonici e antibiotici, che possono sviluppare nel cane alcune reazioni specifiche come un aumento dell’appetito e della sete, una minzione frequente e un discreto affanno. I primi risultati positivi sono visibili già dopo 24/48 ore, con un miglioramento fisico dell’animale.

Perché la cura funzioni completamente, è indispensabile seguire alla lettera le indicazioni del medico, quindi proseguire la terapia per più di quattro settimane. I farmaci devono essere somministrati per un periodo prolungato perché il rischio di ricaduta è reale e sospendere la terapia prima del tempo non favorisce la guarigione completa. Un’interruzione della cura prima del tempo prestabilito potrebbe esporre nuovamente il fisico del cane alla malattia, perché troppo debole e debilitato per contrastarla. In questo caso, è bene contattare nuovamente il veterinario per affrontare insieme la ricaduta, fornendo a Fido i medicinali con i dosaggi più indicati. È importante seguire correttamente tutte le indicazioni, perché il periodo di ripresa spesso è molto lungo e lento. Osservando scrupolosamente il comportamento del cane, i suoi miglioramenti o gli eventuali peggioramenti, allertando per tempo il medico. Il trattamento porta al successo finale nella maggioranza dei casi, con un recupero ottimale delle funzioni e delle capacità del quadrupede.

18 gennaio 2017
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