Il Mediterraneo è il mare più inquinato del mondo dal petrolio a causa dell’alto traffico di navi cisterna e di imbarcazioni commerciali che causano di continuo piccoli e grandi sversamenti nelle sue acque. A lanciare l’allarme è la Goletta Verde straordinaria di Legambiente. Secondo gli ambientalisti, nelle acque del Mediterraneo per ogni metro cubo d’acqua si contano ben 8 milligrammi di idrocarburi.

La goletta di Legambiente in questi giorni è impegnata a seguire la Costa Concordia che ha lasciato l’Isola del Giglio, per monitorare eventuali situazioni di criticità e prevenire ulteriori incidenti che andrebbero a infierire sulle coste italiane, già profondamente martoriate dai continui sversamenti nel corso dell’anno.

Secondo l’UNEP ogni anno nel bacino del Mediterraneo finiscono 100 mila tonnellate di greggio, a causa di pratiche illegali, dalle navi cisterna che scaricano in mare i residui di idrocarburi, alle imbarcazioni commerciali che si disfano impropriamente delle acque di zavorra e di sentina. Reati ambientali che negli ultimi due anni hanno subito un incremento del 7,3%.

Secondo Legambiente, per prevenire gli incidenti, sarebbe opportuno che le navi cisterna disponessero di equipaggi più preparati e che non navigassero in condizioni meteorologiche avverse. A preoccupare l’associazione non è soltanto il traffico marino, ma anche l’estrazione di petrolio. Presto i nostri mari, sulla base delle nuove autorizzazioni per le trivellazioni concesse, potrebbero ospitare altri 70 impianti, con un rischio maggiore di maree nere.

Disastri simili metterebbero a repentaglio il turismo, la pesca e gli ecosistemi costieri, il vero oro dell’Italia. Legambiente avverte che gli enti locali non sono adeguatamente preparati a fronteggiare simili emergenze:

Se da un lato il sistema d’intervento italiano in mare è efficace, sul fronte della bonifica delle coste in caso di spiaggiamento di petrolio, c’è ancora molto da fare.

Solo un comune costiero su cinque ha predisposto un elenco delle zone sensibili da proteggere prioritariamente in caso di sversamento di idrocarburi e appena il 16% possiede piani locali antinquinamento.

24 luglio 2014
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