I disturbi del sonno sono sempre più diffusi. In Italia secondo l’Associazione italiana per la medicina del sonno ne soffrono 12 milioni di individui. Sono le persone più avanti con l’età a esserne maggiormente colpite, ma anche tra gli adolescenti si rilevano numeri importanti. Un aiuto naturale per combattere i disturbi legati al sonno arriva dalla meditazione Mindfulness.

La meditazione Mindfulness è fatta di antiche pratiche yoga, che vengono dal buddismo e dalla filosofia zen, ma solo da pochi anni è stata integrata come modello autonomo in alcune discipline psicoterapeutiche americane ed europee. Il suo nome di potrebbe tradurre con “consapevolezza”: si basa infatti sulla capacità di focalizzarsi sul momento contingente, mettendo a fuoco la propria interiorità in termini di sensazioni, percezioni, impulsi, azioni, emozioni, pensieri e relazioni.

In uno studio pubblicato su JAMA Internal Medicine sono stati analizzati gli effetti delle pratiche di meditazione Mindfulness su soggetti con una età media di 66 anni. Secondo i dati della University of Southern California, sede dello studio, negli Stati Uniti la metà degli individui dai 55 anni in su soffre di disturbi del sonno a causa di elevati livelli di affaticamento, instabilità dell’umore, sintomi depressivi o una ridotta qualità di vita. Si legge nello studio, condotto da David S. Nero, dottorando della University of Southern California, Los Angeles:

Secondo i nostri risultati le pratiche di consapevolezza derivanti dalla meditazione Mindfulness possono avere un ruolo importante nell’affrontare l’aumento dei disturbi del sonno, in particolare nei soggetti anziani.

La ricerca ha analizzato due gruppi di persone: 24 soggetti hanno seguito pratiche di meditazione standardizzate (MAPs), mentre altri 25 hanno partecipato a interventi educativi di igiene del sonno (SHE). Le differenze tra i gruppi sono stati misurate sulla base del Pittsburgh Sleep Quality Index (PSQI), indice ampiamente utilizzato nell’analisi dei disturbi del sonno.

I risultati dimostrano che il gruppo che ha praticato la meditazione ha avuto miglioramenti maggiori rispetto al secondo gruppo, non solo sull’indice PSQI, ma anche su parametri secondari predittivi di stati come la depressione, l’insonnia cronica e l’affaticamento.

Nessuna differenza fra i due gruppi per quanto riguarda invece sintomi predittivi di stati come l’ansia, lo stress, le infiammazioni, che diminuivano in entrambi i casi. I ricercatori hanno concluso auspicando nuovi interventi:

I programmi con pratiche di meditazione standardizzate sono state introdotte in diverse comunità terapeutiche: ma servono studi più approfonditi. Il training fatto dovrà essere replicato in futuro per capire quale sia il ruolo specifico di queste pratiche nella risoluzione dei disturbi del sonno e delle problematiche diurne correlate, in particolare nei soggetti più anziani.

19 febbraio 2015
Fonte:
Immagini:
Lascia un commento