Pensare che McDonald’s abbandoni il mercato della carne è un’utopia irrealizzabile. Sperare però che almeno questa sia sostenibile non è poi così campato in aria. La buona notizia che arriva oggi dagli Stati Uniti è che la più grande catena al mondo di fast food ha annunciato di volersi approvigionare soltanto da allevamenti sostenibili in grado di ridurre il proprio impatto sull’ambiente. La cattiva è che prima che questo obiettivo sia raggiunto passeranno almeno due anni.

Come sostengono i vegetariani, e non solo, l’impatto della carne sull’ambiente è decine di volte superiore di quello della frutta e della verdura. Un’industria come quella del fast food che ha però come simbolo l’hamburger non potrà mai abbandonare la carne.

McDonald’s da anni è impegnato in iniziative promozionali ambiziose ed ecco arrivarne una decisamente di stampo ecologico. Ora la domanda che in molti si porranno è: ma come può essere sostenibile un allevamento?

Per fonti sostenibili si intendono prima di tutto allevamenti che non sono stati realizzati abbattendo foreste. Già questa prima distinzione non è da poco visto l’allarme deforestazione che stiamo vivendo in tutto il mondo, in particolare in Sudamerica, una delle principali fonti di carne della catena. Lo stesso vale per la carta e gli imballaggi utilizzati nei ristoranti: i materiali arriveranno solo da foreste certificate LEED.

Altre caratteristiche che rendono la fonte della materia prima sostenibile sono il rispetto dei diritti umani negli allevamenti (per esempio un ambiente di lavoro sano e sicuro), la salute e il benessere degli animali che verranno allevati secondo standard “naturali” e riceveranno mangime di qualità. Il tutto nel rispetto dell’ambiente che circonda l’allevamento, dunque smaltimento corretto dei rifiuti, efficienza energetica e così via. Questo il commento di Suzanne Apple, vice presidente del comparto imprese e industria del WWF:

La produzione di carni bovine ha un impatto enorme sull’ecologia del nostro pianeta. La gente sta mangiando però sempre più carne di manzo, specialmente ora che la popolazione crescerà a 9 miliardi di persone.

I Paesi in via di sviluppo diventeranno più sviluppati e aumenteranno il proprio reddito. Il nostro approccio è che se possiamo creare un piano per la produzione di carne bovina sostenibile, possiamo almeno dare alla gente una scelta per ridurre gli impatti della produzione della carne di manzo.

Suzanne Apple afferma che le associazioni ambientaliste continueranno a battersi per convincere le grandi multinazionali a fare a meno della carne, ma chiaramente non possiamo farci illusioni e dunque ci vuole anche un approccio realistico per ridurre l’impatto che l’industria ha sul pianeta.

10 gennaio 2014
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