Trasformare i rifiuti non riciclabili in mattoni. Da un’idea molto semplice potrebbe arrivare una sorta di rivoluzione edilizia, soprattutto in quei Paesi dov’è difficile avviare una corretta differenziata. Sono gli EcoBricks, mattoni fatti di bottiglie di plastica e spazzatura varia che hanno permesso la costruzione di 60 scuole in soli 69 mesi.

Susan Heisse, attivista ed ecologista dall’associazione Hug it Forward, è partita dal Guatemala con un progetto molto semplice, cioè quello di riutilizzare i rifiuti inorganici per creare edifici pubblici, in particolare scuole.

Così sono nati gli EcoBricks, mattoni fatti da bottiglie di plastica da due litri, riempite di rifiuti inorganici, che vengono inserite nell’intercapedine tra i muri degli edifici, in modo da fornire non solo la struttura, ma anche un ottimo livello di isolamento per gli ambienti. L’obiettivo era da un lato quello di ridare vita a rifiuti che non sarebbero stati smaltiti, perché in Paesi carenti dal punto di vista della gestione e, dall’altro, quello di dare una mano all’istruzione locale.

L’idea sembra essere vincente, dato che il progetto ha già portato risultati incredibili. In soli 69 mesi grazie agli EcoBricks sono stati innalzati 60 istituti in varie parti del pianeta, con la collaborazione delle associazioni e delle istituzioni locali.

Nel Guatemala, Paese “test” del progetto, dove una volta sorgevano discariche adesso ci sono 38 scuole. Grazie agli EcoBricks sono stati costruiti edifici nelle Filippine e in Sud Africa al costo di 6500 euro per aula. Insegnare alle popolazioni locali il valore del riciclo della gran parte dei rifiuti inorganici è lo scopo ulteriore del progetto di Susan Hesse.

Per questo motivo, è stato distribuito un manuale open source, in cui gli attivisti spiegano i metodi migliori per riciclare gli oggetti che solitamente finiscono in discarica e tutto quello che si può realizzare vitando di buttarli. Si legge sul sito:

Nelle Filippine settentrionali è stato creato un manuale open source, distribuito nelle scuole locali, nel quale si spiegano i vantaggi del riciclo e di questo approccio innovativo. Come parte del programma di studi, inoltre, gli studenti sono creare a un EcoBrick a settimana descrivendo il lavoro fatto per realizzarlo e gli obiettivi raggiunti.

Il metodo di realizzazione degli edifici ha coinvolto le comunità in toto. La raccolta del materiale per riempire i mattoni è stata fatta con l’aiuto di famiglie, associazioni e istituzioni locali, puntando in particolar modo sul contributo dei bambini e organizzando eventi come il Trash to Treasure Festival di Greyton, Sud Africa. Nicola Vernon, uno dei fondatori dell’iniziativa, ha spiegato:

EcoBricks è il migliore esempio di integrazione sociale che io abbia mai incontrato in 30 anni di lavoro nei servizi sociali. Non solo trasformano i rifiuti in un materiale altamente isolante, robusto e a prezzi accessibili, ma affronta al tempo stesso i problemi della disoccupazione, dei rifiuti e della mancanza di alloggi nei Paesi più poveri.

27 luglio 2015
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I vostri commenti
Paolo Magnani, lunedì 27 luglio 2015 alle21:44 ha scritto: rispondi »

Sarebbe interessante sapere i dettagli ,perché c'è il rischio di rilascio ,nel tempo, di gas non proprio benefici; basta la presenza di piccole impurità organiche e si potrebbero creare gas esplosivi. ... Vi ricordate delle ecoballe?

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