Mattoni alla birra per ridurre la CO2 migliorando l’efficienza energetica. A presentare l’idea i ricercatori del Polytechnic Institute di Tomar, in Portogallo, guidati dal professor Eduardo Ferraz. Secondo quanto riferiscono gli studiosi portoghesi l’utilizzo degli scarti di lavorazione della bevanda potrebbe consentire di produrre elementi più ecocompatibili e ad alto rendimento.

Al contrario di quanto accade per i normali mattoni in argilla rossa, i blocchi che utilizzano scarti a base di marto d’orzo e semola di granturco non si avvalgono del polistirene. Questo polimero sintetico permette di incrementare in maniera notevole l’efficienza energetica dei prodotti, ma a un elevato costo in termini di CO2 prodotta durante il suo processo produttivo. Costo lievitato anche in termini economici dopo l’inasprimento delle norme UE sulle emissioni di anidride carbonica.

Gli scarti della birra diventerebbero quindi un elemento importante del ciclo di produzione dei mattoni, che con solo il 5% di materiale di scarto aggiungo all’impasto vanterebbero una resistenza e resa pari ai blocchi attualmente in uso. La dispersione del calore risulterebbe infine ridotta del 28%.

Un esempio quello portoghese che segue di circa due anni la presentazione da parte della Equilibrium, azienda specializzata nel settore della bioedilizia, del Biomattone. Quest’ultimo è stato presentato nel 2011 a Fa’ la cosa giusta ed è realizzato utilizzando calce e legno di canapa.

6 dicembre 2013
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