Materiali autoriparanti: ecologia e alta tecnologia insieme

Immaginate che il vostro prezioso smartphone vi scivoli di mano, cada per terra, battendo in malo modo e scheggiandosi sullo schermo. Che sul dorso ci sia disegnata una mela o impressa una marca coreana (o cinese, o svedese) poco importa: la vostra reazione difficilmente sarà delle più felici. Immaginate, però, che compaia una scritta: “schermo (o circuito) in via di riparazione, attendere”. Come, un prodotto elettronico capace di aggiustarsi da solo? Entro certi limiti sì.

La tecnologia non è al momento disponibile, ma nel Regno Unito si lavora attorno a materiali autoriparanti almeno dal 2001 (data in cui comparve il primo articolo sull’argomento). E le prospettive sembrano ottime, con diverse alternative in via di sviluppo. L’idea di base è quella di inserire un gel riparatore all’interno del materiale in questione. In caso di rottura, lo stesso gel si verserebbe e andrebbe a coprire le crepe, ripristinando in breve tempo l’integrità dell’oggetto.

Come detto sono in studio diverse forme applicative dello stesso principio: come il sistema a capsule, che prevede l’inserimento di capsule di gel riparante o quello vascolare, più complesso, ma più efficace nel caso di grandi traumi.

Nuovi esperimenti sono riusciti a creare anche veri e propri circuiti elettrici autoriparanti, capaci cioè di ripristinare con una buona percentuale le capacità conduttive degli stessi. Una delle società che già commercializzano questo tipo di materiali in grado di autoripararsi è la Autonomic Materials, una startup guidata dal CEO Joe Giuliani, che ha già raccolto investimenti per oltre 4 milioni di dollari. La società produce prevalentemente rivestimenti, vernici e sostanze adesive tutte in grado di resistere a condizioni estreme e autorigenerarsi, in modo simile a quanto avviene in un organismo naturale.

L’applicazione di tali tecnologie dovrebbe garantire una durata media dei prodotti superiore, con ricadute positive da un punto di vista ambientale. Va, comunque, ricordato come molto spesso i prodotti ad alta tecnologia gettati siano, in effetti, ancora funzionanti. Accanto a tali studi, sarebbe quindi importante diffondere l’idea dell’importanza di non seguire sempre l’ultima uscita tecnologica, ma tenere gli oggetti finché sono in grado di esaudire le nostre esigenze.

2 novembre 2012
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Fonte:
BBC
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