Il biologico è un settore che sta vivendo un momento di forte crescita, sia in Italia che nel resto dell’Europa. Proprio il nostro Paese può vantare alcune eccellenze dal punto di vista alimentare, a cominciare da quello che è il comparto agricolo. Tra le produzioni italiane più gradite all’estero figurano le mele, molto apprezzate anche in Paesi mediterranei come la Spagna. È questo il caso di Marlene, da anni impegnata nella promozione di diverse qualità bio sia nella Penisola che fuori dai confini nazionali.

La produzione bio di Marlene rappresenta una quota importante delle coltivazioni presenti in Alto Adige, più precisamente sulle Dolomiti, dove il clima alpino-mediterraneo del versante meridionale garantisce ai coltivatori oltre 300 giorni di bel tempo e più di 2 mila ore di sole all’anno. A contraddistinguere queste zona, a forte vocazione melicola, anche gli sbalzi termici tra giorno e notte, particolarmente utili per stimolare la formazione di zuccheri.

Noi di GreenStyle ci siamo recati in Alto Adige per vedere più da vicino come avviene la produzione di mele bio e quali sono le caratteristiche principali della linea produttiva Marlene, tra i marchi in forza al consorzio VOG (che riunisce inoltre Bio Marlene, Südtiroler Apfel g.g.A. e Bio Südtirol).

A cominciare dalla base, i coltivatori: circa 5 mila aziende a conduzione familiare, da anni impegnate con passione sul territorio. Ciascun produttore fa parte a sua volta di una cooperativa, 12 sono quelli che fanno capo a VOG.

Tutte le mele Marlene sono controllate singolarmente e prodotte secondo criteri di “produzione integrata”, con particolare attenzione all’ambiente. Ciò è valso alle varietà Marlene, nessuna esclusa, il marchio IGP di Indicazione Geografica Protetta (a certificarne l’origine altoatesina). Diversi i controlli operati, dal frutteto fino all’arrivo sugli scaffali.

La linea bio di Marlene si compone di 9 diverse varietà: Royal Gala, Golden Delicious, Granny Smith, Red Delicious, Fuji, Braeburn, Pinova, Gold Rush e Topaz. A occuparsi di tali produzioni sono 187 coltivatori altoatesini, ciascuno di loro impegnato esclusivamente in coltivazioni biologiche.

L’utilizzo di pesticidi e insetticidi è sostituito, come è stato riferito durante la nostra visita a un meleto Marlene, dalla diffusione di feromoni, che inibiscono l’accoppiamento degli insetti evitando di conseguenza il deposito delle larve sui futuri frutti.

Durante il nostro tour nelle terre Marlene abbiamo avuto inoltre l’occasione di intervistare Gerhard Dichgans, direttore VOG. Questo il video del nostro intervento, realizzato presso la Casa della Mela a Terlano.

13 ottobre 2017
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