Margarita: il mondo si mobilita per la mucca spagnola

Il mondo si mobilita per salvare una mucca spagnola dal macello. È questa la storia di Margarita, un bovino di quattro anni ospitato a Tortosa, il cui triste destino pare sia stato scelto dalle autorità locali. Un’associazione locale ha quindi deciso di avviare una petizione, capace di raccogliere attenzioni a livello internazionale.

La questione che coinvolge l’esistenza di Margarita, un docilissimo esemplare di mucca, sembra abbastanza complessa. Appartenente a una razza solitamente scelta per i combattimenti tra bovini e per l’intrattenimento con questi animali, una realtà ancora abbastanza diffusa in Spagna, la mucca è rimasta orfana in giovanissima età. Così è stata consegnata a un allevatore di Tortosa, il quale l’ha cresciuta come un animale da compagnia, dedicandole un grande recinto e ampi spazi verdi. Margarita ha quindi sviluppato un’indole estremamente pacifica, tanto da gradire la compagnia degli umani, nonché delle numerose persone che, passando nei pressi del suo recinto, si fermano per salutarla, accarezzarla e regalarle erba fresca o fieno.

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Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa UPI, però, la mucca non sarebbe stata correttamente registrata al momento della cessione all’allevatore e, per questo, le autorità ne avrebbero richiesto la soppressione, seguendo così sia la legge locale che quella comunitaria. Stando a quanto reso noto, i tentativi per regolarizzare l’animale in itinere non sarebbero stati, almeno in prima istanza, accettati.

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Un’associazione locale, El Hogan ProVegan, ha quindi lanciato una petizione affinché il destino della mucca possa essere cambiato. Cominciata nella giornata di ieri, ha già raccolto quasi 200.000 firmatari in tutto il mondo, nonché ha attirato le attenzioni della stampa e dei media internazionali. Così ha spiegato l’associazione:

È una mucca orfana che non ha mai fatto male a nessuno e danneggiato nulla, ora ha ricevuto una condanna a morte perché le autorità applicano la legge come se appartenesse a un allevamento intensivo.

30 maggio 2017
Fonte:
UPI
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