Marea nera in Nuova Zelanda: errore umano per incidente Rena

Continua la lotta contro il tempo in Nuova Zelanda. La marea nera originata dallo scontro tra la porta-container “Rena” e la barriera corallina neozelandese è da giorni arrivata alle coste provocando ingenti danni all’ecosistema marino. Oltre mille gli uccelli trovati morti in questi giorni, mentre appaiono già incalcolabili i danni all’ecosistema marino.

Sembra però essersi sbloccata la situazione riguardo lo svuotamento dei serbatoi del mercantile, il cui greggio verrà nuovamente pompato in una nave vicina. I benefici derivati dall’installazione di pompe più potenti verranno però quasi azzerati dal freddo, che ha reso più denso il carburante della Rena e quindi meno facilmente conducibile nei tubi di 8 centimetri a disposizione dei mezzi di soccorso locali.

Uno dei responsabili delle operazioni di recupero, strong>Bruce Anderson, ha espresso in modo chiaro e preoccupante il suo parere sulle attuali condizioni dello scafo, sempre più a rischio rottura per l’intensità del moto ondoso:

E’ spaventoso. Il cargo geme, fa rumori terribili. E’ una nave in agonia.

La Rena si è incagliata lo scorso 5 ottobre nella barriera corallina neozelandese, a pochi chilometri dalla Bay of Plenty (Baia dell’Abbondanza) e a 22 km dalle coste dove si trova il porto di Tauranga. Dai suoi serbatoi sono già fuoriuscite circa 350 tonnellate di carburante mentre, nonostante le operazioni di pompaggio della Maritime New Zeland, altre 1.300 sono ancora al loro interno. Pericolo anche per alcuni dei container stipati sulla nave: 11 di loro conterrebbero materiali tossici.

Sotto accusa per il disastro il capitano della Rena, mentre cominciano a farsi strada alcune inquietanti ipotesi sull’esatta dinamica degli eventi: a quanto sembra, dietro pressioni ricevute per i tempi di consegna del carico, lo stesso capitano avrebbe deciso per una “scorciatoia”, finendo però con il colpire e mettere a grave rischio ambientale una delle barriere coralline più ammirate al mondo.

Fonti:

17 ottobre 2011
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I vostri commenti
Kal El, lunedì 17 ottobre 2011 alle14:01 ha scritto: rispondi »

Capisco perché hanno deciso di rimpatriarli o di nasconderli per evitare ritorsioni, hanno messo a rischio un intero ecosistema per risparmiare qualche minuto di navigazione! Altro che dodici mesi in prigione, non dovrebbero più uscire: un bell'ergastolo per disastro ambientale!!!

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