Ancora allarme per la marea nera in Brasile, la perdita di greggio al largo delle coste di Rio de Janeiro torna a far paura. Un mese dopo l’incidente avvenuto in un pozzo della società petrolifera Chevron, quest’ultima ammette che il problema, contrariamente a quanto affermato in precedenza, sarebbe tutt’altro che risolto.

Nei giorni che hanno immediatamente seguito il disastro dal campo petrolifero di Frade, teatro della vicenda, si è propagata una macchia di petrolio di circa 160 chilometri quadrati. Ben 17 navi erano intervenute per ridurre il danno ambientale, mentre la Chevron assicurava di poter risolvere la falla con una colata di cemento.

Operazione messa in atto e problema che veniva sostanzialmente ritenuto risolto dalla società petrolifera USA, almeno questo è quanto per settimane hanno ripetuto all’opinione pubblica. Adesso che sulla Chevron pendono oltre 100 milioni di dollari di multa e la decisione dell’Autorità per il petrolio brasiliana di sospendere ogni suo diritto di trivellazione, la confessione:

La quantità di petrolio sta diventando sta mano a mano diminuendo. Ci aspettiamo di avere il controllo totale della questione nel prossimo futuro. Non posso dire quando, perché stiamo ancora valutando la quantità di olio fuoriuscito e analizzando come questa abbia esattamente potuto raggiungere la superficie.

Nonostante l’intervento d’emergenza sembra che siano centinaia i litri di petrolio che continuano a fuoriuscire in mare. Un allarme che non può che ricordare la pericolosità, oltre alla difficoltà d’intervento in caso di disastro, da sempre “lato oscuro” delle trivellazioni petrolifere offshore.

14 dicembre 2011
In questa pagina si parla di:
Fonte:
Lascia un commento