Il mese di aprile 2010 viene ricordato per l’incidente accaduto al largo del Golfo Del Messico: l’esplosione avvenuta in una piattaforma petrolifera – la Deepwater Horizon – della British Petroleoum, costata la vita ad 11 operai e un dazio ambientale di incredibile portata.

Probabilmente rispetto al danno realizzato, i 34 miliardi di dollari che la BP ha dovuto sborsare fra multe e costi per il recupero del petrolio versato sono poca cosa. Difficilmente, però, questa cifra può essere considerata irrisoria per le casse della pur ricca casa petrolifera.

La strategia per recuperare almeno parte di questi fondi passa ora dalla richiesta di danni alla multinazionale texana Halliburton. Si tratta di una delle aziende fornitrici, responsabile della costruzione della piattaforma incriminata. Pare, fra le altre cose, che i texani si siano preoccupati persino di nascondere i risultati dei test al cemento usato in tale opera.

La richiesta economica è di ben 20 miliardi di dollari. Attendiamo di conoscere la replica della Halliburton. Per il momento ci accontentiamo di fare nostra una delle considerazioni pubblicate su Twitter da Greenpeace: le due multinazionali si stanno scaricando l’un l’altra la responsabilità, ma il vero conto della marea nera l’ha pagato l’habitat naturale del Golfo Del Messico.

Fonti: The Guardian | La Repubblica

3 gennaio 2012
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