È una corsa contro il tempo, quella per contenere i danni della recente marea nera in California, l’incidente nei pressi di Santa Barbara che ha portato all’immissione in mare di circa 80.000 litri di petrolio. I membri del Oiled Wildlife Care Network dell’Università della California-Davis sono già sul posto per coordinare le azioni di contenzione e recupero. Nel mentre arrivano i primi aggiornamenti sugli animali coinvolti, tra cui alcuni esemplari salvati dallo sversamento del combustibile fossile.

Tra le specie più coinvolte, al momento pellicani e leoni marini. Almeno cinque volatili sarebbero stati trasferiti nella giornata di ieri presso il Los Angeles Oiled Bird Care and Education Center, una struttura specializzata per il recupero di uccelli colpiti da calamità ambientali, tra cui proprio il riversamento in mare del petrolio. Il centro sarebbe riuscito a salvare cinque pellicani in condizioni critiche, grazie al personale attrezzato e alla struttura che permette di curare un bacino di almeno 1.000 unità potenzialmente coinvolte da incidenti.

Non solo volatili, così come già accennato, ma anche leoni marini. Sempre nella giornata di ieri, un esemplare è stato preso in cura dall’Oiled Wildlife Care Center del SeaWorld di San Diego, stabilizzandone le condizioni di salute a seguito del contatto con il petrolio. Una situazione da mesi critica quella per i leoni marini della costa ovest degli Stati Uniti: oltre al recente disastro, infatti, da mesi i cuccioli sarebbero rinvenuti spiaggiati e senza forze, poiché abbandonati dalle madri. Le ipotesi emerse nelle ultime settimane sostengono che l’innalzamento della temperatura delle acque, con lo spostamento di pesci e prede più al largo, abbia costretto le madri ad abbandonare anzitempo i piccoli per l’impossibilità di provvedere direttamente al loro sostentamento.

Così come l’Oiled Wildlife Care Center sottolinea, i tempi sarebbero troppo prematuri per un’analisi esaustiva sul numero degli animali coinvolti dalla marea nera, anche se la guardia rimane sempre elevata e il monitoraggio costante. Così ha spiegato il direttore Mike Ziccardi:

Il fatto che vi sia una grande quantità di petrolio nell’ambiente non significa necessariamente che vi siano molti animali coinvolti. Spesso vi sono piccoli versamenti con un grande numero di animali colpiti e grandi maree con pochissimi esemplari. […] Al momento, nella peggiore delle stime, il versamento potrebbe essere doppio rispetto al Cosco Busan del 2007, ma non stiamo ravvisando un gran numero di animali selvatici colpiti. Non è necessariamente una relazione lineare.

Gli esperti spiegano come, data la vicinanza con l’incidente, serva cautela e pazienza. Potrebbero volerci ancora dei giorni prima di poter valutare appieno le condizioni delle popolazioni selvatiche locali, poiché il contatto con il petrolio potrebbe non manifestare effetti immediati. In genere, fatta eccezione per quegli uccelli rimasti letteralmente intrappolati nelle acque, i ricercatori spiegano come la conseguenza diretta sia l’ipotermia, poiché il petrolio non permetterebbe un corretto isolamento del corpo. In caso di ingestioni di piccole quantità, invece, i sintomi potrebbero manifestarsi anche a diversi giorni di distanza.

22 maggio 2015
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