Le catastrofiche conseguenze dell’esplosione che lo scorso 20 aprile ha coinvolto la piattaforma Deepwater Horizon sono ormai sotto gli occhi di tutti. L’ondata di greggio che ancora oggi si riversa nella acque del Golfo del Messico ha provocato la rivolta di attivisti e associazioni ambientaliste, spingendo anche il presidente Barack Obama a prendere una posizione severa nei confronti della British Petroleum.

Ogni tentativo di arginare la fuoriuscita si è finora rivelato vano e la situazione si fa più grave di giorno in giorno, sulle coste statunitensi così come nelle aule di tribunale. Pare infatti che l’azienda, stando ad alcuni documenti emersi nel corso delle indagini, a partire dal 2009 abbia più volte sottovalutato alcuni dossier riguardanti proprio possibili esplosioni.

Il rivestimento della tubazione connessa e le condizioni della valvola ausiliaria anti-esplosione sono tra i fattori di rischio che ricorrono più spesso nelle relazioni firmate da ingegneri e addetti ai lavori sulla piattaforma, gli stessi che poi andranno a contribuire in modo decisivo a innescare la catena di eventi ormai noti. Nel mese di marzo la gestione del pozzo già risultava problematica.

Risale al 22 giugno 2009, come riporta Repubblica.it, un rapporto con il quale gli esperti avvisavano la società della possibilità che il metallo impiegato per rivestire la tubazione potesse cedere a una pressione troppo elevata. Ancora, nelle ore immediatamente precedenti all’esplosione, la strumentazione aveva rilevato temperature troppo elevate all’interno dell’impianto, spingendo i vertici aziendali a prendere decisioni repentine e palesemente errate, come evidenziato da alcune testimonianze depositate la scorsa settimana nel corso delle udienze.

Uno dei più grandi disastri ambientali della storia poteva realmente essere evitato? Cosa ha spinto la BP a sottovalutare alcuni allarmanti dossier riguardanti reali pericoli per la piattaforma?

Nel frattempo, anche l’operazione Top Kill si è risolta in un nulla di fatto; il fango iniettato non ha bloccato la fuoriuscita di greggio. Nei prossimi giorni verrà effettuato un nuovo tentativo, con una strategia diversa, ma i risultati non saranno apprezzabili in tempi brevi.

31 maggio 2010
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