La Lousiana torna a tremare, con lo spauracchio di una nuova emergenza marea nera a farsi strada nel Golfo del Messico. Nella giornata di ieri la Guardia Costiera statunitense ha segnalato l’esplosione di un’altra piattaforma petrolifera, a 80 miglia da Vermilion Bay, poco più di quattro mesi dopo il catastrofico incidente che è costato la vita di undici persone sulla Deepwater Horizon e che verrà ricordato come il più tragico disastro ecologico della storia americana.

In questo caso, fortunatamente, la situazione pare evolvere in direzioni decisamente meno preoccupati. Il bilancio provvisorio riguardante l’equipaggio a bordo è di un solo ferito (ricoverato nell’ospedale di Houma) e le autorità sembrano poter escludere con certezza il rischio di ulteriori conseguenze per l’ambiente.

Eppure si era pensato subito al peggio, quando a due ore di distanza dall’incidente era stata segnalata una scia di greggio lunga due chilometri provenire proprio dalla piattaforma. Allarme rientrato, almeno per il momento, in conseguenza del fatto che non si trattava di un impianto operante su pozzi attivi.

L’attenzione si sposta così nuovamente sulla British Petroleum e sulle operazione per la definitiva chiusura della falla che negli ultimi giorni hanno subito rallentamenti a causa delle avverse condizioni meteo. La zona, infatti, è interessata da venti di intensità notevolmente più elevata rispetto a quanto fatto registrare negli anni passati.

3 settembre 2010
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