Infrastrutture in eccesso, porti, stabilimenti balneari, erosione costiera e inquinamento. Questo il quadro, tutt’altro che confortante, che emerge dal dossier “Coste: il profilo fragile dell’Italia” consegnato oggi dal WWF al ministro dell’Ambiente Corrado Clini.

Oltre ai problemi ambientali delle spiagge e del mare, il WWF sottolinea il difficile stato dei parchi marini, afflitti da una cronica mancanza di risorse economiche e spesso protetti solo sulla carta. Per questo, insieme al dossier, l’associazione ha consegnato al ministro anche un decalogo “salva-coste”, con i suggerimenti degli ambientalisti per proteggere le sponde dalla pressione antropica.

Allarmanti i dati contenuti nello studio: il 42% degli 8.000 chilometri di litorali italiani è alle prese con fenomeni di erosione, mentre la densità degli stabilimenti balneari è altissima: uno ogni 350 metri di spiaggia (in tutto ce ne sono ben 12.000). Come se non bastasse, aggiunge il WWF, 28 dei 57 siti di bonifica industriale d’interesse nazionale interessano proprio dei tratti di costa.

I porti rappresentano un altro problema di grande rilievo: il Panda ha censito un approdo ogni 14,2 chilometri di costa, per un totale di 525 fra scali turistici e commerciali, il cui numero è aumentato del 7,6% tra il 2007 e il 2011. Grave anche la situazione dei depuratori, dal momento che 18 milioni di italiani, pari al 30% della popolazione nazionale, non sono serviti dalla depurazione delle acque reflue.

Un impianto su 4, denuncia inoltre il WWF, potrebbe essere fuori norma, tanto che il nostro Paese è stato chiamato a risponderne dinanzi alla Corte di Giustizia europea:

Anche in una situazione di difficoltà economica come quella attuale, la tutela delle nostre coste è necessaria e possibile, trovando in un nuovo rapporto tra Stato e Regioni la capacità di realizzare un piano di intervento a lungo termine su cui investire fondi comunitari – ha commentato Adriano Paolella, direttore generale del WWF Italia.

Ripartendo, ad esempio, dagli strumenti di tutela già esistenti: 7 Parchi Nazionali costieri, 27 Aree Marine Protette, 51 Zone Ramsar, oltre a 378 Siti di Interesse Comunitario, 114 Zone a Protezione Speciale, 150 SIC a mare. Spesso, però, si tratta di istituzioni presenti solo sulla carta, prive di fondi, personale e strategie di gestione.

Per correre ai ripari, l’associazione ha approntato un vero e proprio “strong>Decalogo salva-coste“. Ecco le misure proposte: estendere il vincolo paesaggistico sulle aree costiere; introdurre una moratoria per le nuove costruzioni; elaborare dei Master Plan regionali dei porti; effettuare un monitoraggio delle concessioni degli stabilenti balneari; bonificare delle aree industriali costiere inquinate; rispettare la Convenzione di Barcellona su fascia costiera e aree protette; approvare i Piani di gestione per le aree costiere e marine della Rete Natura 2000; varare degli strumenti di gestione integrata costa-acque marine; garantire le risorse necessarie per maggiori controlli in mare e sulla fascia costiera.

Non possiamo permetterci di perdere le nostre coste – ha aggiunto Paolella – Insieme, come dimostrano oltre 40 anni di azione WWF sul campo grazie all’aiuto di tutti i suoi sostenitori, possiamo concretamente salvare da ogni forma di speculazione tasselli preziosi dei nostri litorali, conservandone l’integrità e la bellezza per gli anni a venire.

In occasione della consegna del dossier e del decalogo, il WWF ha ricordato l’appuntamento con la Festa delle Oasi, in programma il 20 maggio prossimo. Le aree protette gestite dal Panda saranno aperte gratuitamente in tutta Italia, insieme a 27 Riserve del Corpo Forestale dello Stato che quest’anno ha aderito alla Festa.

Dossier WWF

17 maggio 2012
In questa pagina si parla di:
mare | wwf
Lascia un commento