Approvata ieri al Senato, tramite un voto di fiducia, la nuova manovra finanziaria del Governo approda ora alla Camera, praticamente blindata a qualsiasi emendamento.

Inutile ricostruire l’iter travagliato che ha portato al delineamento della legge nella sua forma attuale – che è passata dalle proposte più varie, spesso ritirate dalla sera alla mattina. Un po’ di luce va però fatta per quel che riguarda i settori più “green”. Ovvero, in che modo questa nuova legge economica andrà a impattare sul sistema ambientale Italia e sulle aziende che gravitano attorno al concetti di eco-sostenibilità nel nostro Paese?

Per il momento, ci sentiamo di individuare tre grossi temi ancora di primo piano, una volta rientrata l’ipotesi dell’abolizione del Sistri:

  • La Robin Tax ampliata alle aziende implicate nella produzione di energia da fonti rinnovabili. In pratica, anche per queste aziende l’aliquota Ires avrà un’impennata di 4 punti percentuali. A prescindere dal dato matematico, le prime stime parlano di un effetto deprimente sugli investimenti. Come annunciato in un nostro articolo, l’Anev ha già comunicato che stando così le cose tutto il programma di crescita del settore eolico sarà da rivedere, con ricadute importanti sull’occupazione. Simili sono le preoccupazioni esposte dal mondo del fotovoltaico, mentre ci si chiede il senso di una manovra che mentre sbandiera misure pro-crescita economica, di fatto taglia le gambe agli unici settori che in questo periodo di crisi hanno saputo mantenere un tasso di crescita e di sviluppo notevoli;
  • Il complesso di norme sull’edilizia che sembrano aprire a uno sfruttamento ancora più violento del nostro territorio. In realtà, legge attuale in mano, non sembra sia stato approvato gran ché sull’argomento. Le continue voci su possibili “condoni“, alimentate in particolare dal gruppo dei “Responsabili”, hanno scaldato gli animi di WWF e Legambiente, ma al momento l’unico condono di cui si parla è quello del 2002, per cui sarà prevista una proroga ai pagamenti per coloro – e sono tanti – che pur chiedendolo non hanno pagato tutto il dovuto;
  • La fine di molte delle agevolazioni fin qui previste per le cooperative rischia di avere pesanti ripercussioni sulle piccole aziende attive, ad esempio, nel settore dell’agricoltura e dell’allevamento biologico. Di questo se ne parla poco, ma temiamo che nel medio periodo possa portare anche a piccole crisi di settore, spingendo verso un accentramento del mercato nelle mani di poche, grandi aziende. Una direzione che poco avrebbe a che fare con l’idea stessa di una produzione localizzata e calibrata a misura di territorio.

Nei prossimi giorni cercheremo di approfondire ognuno di questi elementi. Può comunque essere interessante dare un’occhiata anche alla contromanovra preparata dai ragazzi di Sbilanciamoci.org. Come sempre, infatti, quest’associazione si è presa la premura di realizzare una “legge finanziaria alternativa”, che per lo meno mette in gioco concetti e idee da troppo tempo esclusi dal dibattito pubblico.

Inoltre, segnaliamo anche, grazie al sito PMI.it, l’elenco esatto delle norme previste dall’emendamento presentato dal Governo.

8 settembre 2011
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