Quante volte al supermercato abbiamo scavato tra le cassette di frutta per trovare gli esemplari più sodi, più colorati, dalla superficie liscia? Chi lavora nel settore sa che il cliente vuole solo prodotti perfetti, ma questo determina davvero molti sprechi.

Sì perché le mele, le pesche, le albicocche, anche se chiazzate o con qualche bozzo, non solo sono commestibili, ma secondo diversi studi sembrano anche più salutari, avrebbero quel qualcosa in più che farebbe la differenza per la nostra salute.

Lo dice a chiare lettere Eliza Greenman, coltivatrice di mele da sidro ad Hamilton, in Virginia, con i risultati della sua recente ricerca, che sono stati pubblicati sul blog The salt. I suoi esperimenti per il momento sono solo “ufficiosi”, ma sono seguiti con interesse dal mondo scientifico. Durante le sue prove Eliza ha scoperto che le mele butterate e difettose avevano da un 2% ad un 5% in più di zuccheri, il che le rendeva perfette per la fermentazione e quindi per la produzione di Sidro.

Un altro aspetto che ha affascinato ancora di più la frutticultrice è stato vedere come i frutti che reagivano a piccole infezioni superficiali, alla presenza di insetti o comunque a fattori di stress, producevano sostanze benefiche per la pianta, che alla fine risultano tali anche per noi. In primo luogo gli antiossidanti. In tal modo i frutti non perfetti dimostravano di avere un contenuto di nutrienti superiore rispetto a quelli perfetti.

Per antiossidanti si intendono sostanze come i flavonoidi, gli acidi fenolici, gli antociani e i carotenoidi, tutte sostanze prodotte dalle piante come meccanismi di difesa quando sono colpite da parassiti.

Queste conclusioni vanno a confermare studi precedenti che sostenevano la stessa cosa. Il biologo ambientale Brian Ward, che lavora presso la Clemson University e che segue la ricerca sia per quanto riguarda l’agricoltura convenzionale che biologica, spiega:

Ci sono tanti fattori che contribuiscono al contenuto di antiossidanti.

Il fattore più importante è la pianta stessa e la varietà. Questa è genetica. Poi c’è il terreno, il suo contenuto di minerali, e se viene usato fertilizzante convenzionale o biologico. Ma sì, ci sono alcuni dati interessanti, secondo i quali quando le piante sono stressate da insetti o malattie, producono metaboliti che sono buoni per noi.

Nel 2014 è stato fatto un confronto tra 343 studi condotti sulla frutta biologica rispetto a quella coltivata convenzionalmente. Tutti confermavano che dove non venivano utilizzati antiparassitari, il contenuto di antiossidanti era superiore di un fattore che va dal 20% al 40%.

Un altro studio si è concentrato su mele biologiche e non biologiche e ha osservato che in quelle biologiche c’era un contenuto maggiore di antiossidanti fenolici e acidi della frutta. Il consumo regolare di questi ultimi, secondo gli esperti, sarebbe “utile nella prevenzione di malattie e disordini metabolici”.

A questi si aggiungono studi su mele con foglie e buccia segnati, che hanno trovato concentrazioni di composti fenolici, fino al 10-20% in più rispetto a mele che apparivano perfettamente sane. Stessa cosa è stata dimostrata per il resveratrolo, un composto fenolico presente negli acini dell’uva quando le foglie di vite vengono infettate da funghi o semplicemente sono esposte allo stress della luce ultravioletta. Questo composto avrebbe molti benefici per il fegato e il cuore e darebbe quindi maggior valore al prodotto.

Meglio ricordare tutto questo la prossima volta che andiamo a fare la spesa. Sia Unione Europea che Nord America, nell’ambito di campagne atte a ridurre gli sprechi alimentari, stanno cercando di convincere i consumatori che non necessariamente “brutto” significa “malsano”, ora queste ricerche potrebbero dare ancora più forza al messaggio.

27 luglio 2016
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I vostri commenti
Marisa, mercoledì 27 luglio 2016 alle19:14 ha scritto: rispondi »

Volevo sapere quale frutta si può mangiare con il colon irritabile dissenteria cronica grazie nessuno sa . Neanche i medici spero in voi suggerimenti.

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