L’ipertensione, ovvero una pressione arteriosa più alta del normale, è una patologia molto diffusa nei Paesi industrializzati. Quali sono però le cause? Solo in pochi casi sono dovute a condizioni fisiopatologiche definite, il più delle volte si parla di fattori di tipo genetico, ambientale, legati all’esercizio fisico, alla dieta e allo stress. Uno studio realizzato da un team della Duke-NUS Graduate Medical School di Singapore va a implementare la bibliografia che testimonia il collegamento tra un certo tipo di alimentazione e l’aumento del rischio del manifestarsi della patologia.

L’indagine ha coinvolto 501 adulti frequentanti l’università, dai 18 ai 40 anni. Sono stati rilevati i dati sulla loro pressione arteriosa, è stato misurato il loro indice di massa corporea, il livello di attività fisica abituale nella loro vita e tutti questi dati sono stati associati con il numero dei pasti consumati fuori casa. Ne sarebbe stata definita una vera e propria correlazione.

Grazie ad un’analisi statistica i ricercatori guida dalla Dott.ssa Tazeen Jafar hanno scoperto che il 27,4% della popolazione totale presenta casi di pre-ipertensione, cioè livelli di pressione leggermente elevata, che però per quella età rappresentano un elevatissimo rischio di manifestare ipertensione e problemi cardiovascolari in età avanzata.

All’interno di queste cifre si può creare una differenza di genere: se il 49% degli uomini presentava condizioni di pre-ipertensione, le stesse condizioni si manifestavano solo nel 9% delle donne. In ogni caso i casi individuati come più a rischio, erano rappresentati dalle persone che frequentavano ristoranti, bar o locali durante la settimana, consumando pasti fuori casa per un numero maggiore di volte e che contemporaneamente avevano anche un più elevato indice di massa corporea, conducevano una vita più sedentaria ed erano regolari fumatori.

Non sarebbero solo le abitudini a nuocere alla nostra salute: si è visto che anche un solo pasto extra a settimana può aumentare le probabilità di avere una tendenza alla pressione alta del 6%.

Questo sarebbe collegato ad un uso eccessivo di sale e condimenti (grassi saturi) che sarebbero usati dai locali per insaporire le pietanze. Ecco che questi risultati potrebbero essere utili per un’educazione non solo dell’avventore che dovrebbe scegliere piatti meno elaborati e più leggeri, ma anche di chi prepara i piatti che vengono consumati, al fine di dare maggiore attenzione al sapore delle materie prime piuttosto che affidarsi a sale e intingoli di vario genere.

Questi studi, eseguiti per la popolazione del Sud-Est asiatico, hanno particolarmente valore nel contesto locale, in relazione a un certo tipo di abitudini e di cucina, ma indicano in ogni caso delle linee generali, confermando l’importanza di un’alimentazione sana, povera di sale e di grassi saturi, ritenuti da sempre un nemico per le nostre arterie. La dott.ssa Jafar, infatti spiega che:

Mentre ci sono stati studi condotti negli Stati Uniti e in Giappone per trovare quali comportamenti sono associati all’ipertensione, molto pochi hanno esaminato la popolazione del Sud-Est asiatico.

La nostra ricerca tappa questa lacuna e mette in evidenza i fattori legati allo stile di vita, associati con la pre-ipertensione e l’ipertensione, che sono potenzialmente modificabili, e sarebbero applicabili ai giovani adulti a livello globale, in particolare quelli di origine asiatica.

13 aprile 2015
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