Consumare carne può aumentare il rischio di sviluppare il cancro. Sotto accusa in particolare sono alcuni tipi di prodotti trasformati d’origine animale come il prosciutto o preparati come le salsicce, gli hamburger e le fettine di pancetta destinate, previa cottura, a diventare il famoso “bacon”. A puntare il dito verso questi alimenti è uno studio condotto da alcuni ricercatori europei e guidato dal Professor Sabine Rohrmann dell’Università di Zurigo.

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Lo studio ha coinvolto poco meno di 450 mila persone (448.568) sparsi in 10 Paesi del territorio europeo. Secondo i risultati coloro che consumano grandi quantità di uno dei suddetti tipi di carni lavorate hanno mediamente il 44% di possibilità in più di morire prematuramente rispetto a chi ne fa un uso modesto. Al centro dell’attenzione il rischio di malattie tumorali (+11%) così come quello di patologie cardiovascolari (+72%).

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Il pericolo secondo i ricercatori sarebbe legato in particolare alle quantità di carne rossa consumata. Sarebbe ad esempio sufficiente assumere, spiegano gli autori dello studio, meno di 20 grammi al giorno per ridurre il rischio del 3%. Un quantitativo equivalente all’incirca ad una fettina di bacon oppure a una sottile fetta di prosciutto. Se assunte a livelli sufficientemente bassi queste carni potrebbero inoltre assicurare, secondo gli scienziati, alcuni importanti nutrienti e sali minerali. Vantaggi che non sembrano però esaurire i pericoli connessi al consumo di preparati e trasformati d’origine animale, specialmente con l’aumentare delle quantità giornaliere ingerite.

Risultati che sembrano in linea con quanto precedentemente espresso dalle ricerche del Dr. Rachel Thompson, vice direttore scientifico del World Cancer Research Fund. Dai suoi studi del 2007 risulta come un consumo di queste carni (bacon, prosciutto, salame, hot dog e alcuni tipi di salsicce) inferiore ai 10 grammi ridurrebbe drasticamente il rischio di sviluppare il cancro all’intestino. Secondo le stime presentate dalla ricercatrice potrebbero essere evitate ogni anno, nel solo Regno Unito, circa 4.100 diagnosi di questa patologia.

7 marzo 2013
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