Un tipo di alimentazione stile fast food fa male alla salute. Viene continuamente ripetuto dai dietologi che cibi grassi, eccessivamente salati e raffinati e troppo scarsi di fibre fanno male al nostro organismo.

A peggiorare la situazione interviene un recente studio realizzato da un gruppo di ricercatori del Milken Institute School of Public Health (Milken Institute, SPH) presso la George Washington University. I dati che ne risultano rivelano chi è più avvezzo ad un tipo di alimentazione di questo tipo, è anche più esposto all’assunzione, inconsapevole, di ftalati.

Gli ftalati sono sostanze chimiche che vengono aggiunte alla plastica per renderla più morbida e flessibile. Da molti anni il mondo scientifico cerca di far luce sui loro effetti negativi sulla salute.

Nel 2008 il Congresso statunitense ha vietato l’utilizzo degli ftalati nella produzione di giocattoli per bambini, ma il problema non è stato risolto, perché sono ancora presenti in una serie innumerevole di oggetti, tra i quali anche la maggior parte dei contenitori (usa e getta o no) che utilizziamo per gli alimenti.

Queste sostanze hanno una tossicità epatica, testicolare e riproduttiva, tesi supportata da un crescente numero di evidenze scientifiche. Secondo la FDA (US Food and Drug Administration) l’esposizione al DEHP (di-2-etilesilftalato, uno dei composti più usati):

Ha prodotto una serie di effetti negativi in animali da esperimento, ma quelli di maggiore preoccupazione sono gli effetti sullo sviluppo dei testicoli e la produzione di spermatozoi in giovani animali.

La ricerca effettuata dal Milken Institute, SPH ha previsto l’analisi sanitaria di quasi 9.000 partecipanti. È stata studiata la loro dieta e la composizione dei campioni di urine che hanno fornito. I risultati hanno dimostrato che le persone che avevano con più frequenza mangiato cibo da “fast food” mostravano maggiori concentrazioni di ftalati nelle urine. Sono stati misurati i livelli in particolare di DEHP e DINP (diisononilftalato).

Chi si alimentava con cibi forniti in contenitori prevalentemente di plastica aveva il 23,8% in più di prodotto di scarto per il DEHP nelle proprie urine e quasi il 40% in più di metaboliti del DINP rispetto alle persone che nel periodo precedente alle analisi non avevano frequentato fast food.

I prodotti a base di carne e carboidrati hanno dimostrato di portare ad una maggiore assunzione di ftalati. Ami Zota, autore dello studio e assistente professore di salute ambientale e occupazionale presso il Milken Institute SPH spiega:

Le persone interessate a questo problema non possono sbagliare se mangiano più frutta e verdura e meno fast food.

Una dieta ricca di cibi integrali offre una varietà di benefici per la salute che vanno ben oltre la questione degli ftalati.

Gli studi proseguiranno per accertare le correlazioni tra un certo tipo di alimentazione e i livelli di ftalati assorbiti dalla dieta (questo è il primo studio che analizza questo aspetto), ma è un dato di fatto che optare per cibi più sani, possibilmente non confezionati nella plastica, può contribuire in maniera positiva alla nostra salute.

15 aprile 2016
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