Maltrattamento degli animali: Cassazione estende a caccia e circo

Il reato di maltrattamento degli animali è applicabile anche ai circhi, alla caccia e alla sperimentazione. Estesa quindi l’area d’intervento dell’articolo 544 ter del Codice Penale. La storica sentenza della Cassazione capovolge l’assoluzione in primo grado del gestore di una struttura circense, accusato di costringere gli animali in gabbie e alloggiamenti gravemente lesivi della salute e del benessere degli esemplari.

Maltrattamento degli animali che verrà punito anche in caso di reati commessi in ambiti considerati di “attività speciale”. L’iniziale assoluzione del gestore del circo è stata sentenziata dal Tribunale di Pistoia in funzione di quanto stabilito nell’art. 19 ter disp. att. del C.P.: secondo questa norma risulterebbero esclusi dal reato di violenza sugli animali tutte le attività svolte negli ambiti di caccia, pesca, macellazione, sperimentazione, attività circense e giardini zoologici, manifestazioni storiche e culturali. Cambio di rotta invece imposto dalla Cassazione:

La Terza Sezione della Cassazione, quindi, ribalta la sentenza di assoluzione di primo grado, condividendo quanto sostenuto dalla Procura e quanto da sempre sostenuto dalla LAV sin dall’approvazione della legge del 2004, ovvero che tutti gli animali sono oggetto di tutela penale e non è assolutamente concepibile che un animale, solo perché oggetto di un’attività commerciale, sia per questo passibile di qualunque tipo di maltrattamento.


Questo il commento alla sentenza dell’avvocato Carla Campanaro, dell’Ufficio Legale della LAV, che sottolinea poi come tutti questi ambiti siano regolamentati con apposite normative e ogni loro trasgressione debba essere adeguatamente punita. Ridimensionato di fatto l’ambito di applicabilità dell’art. 19 ter. disp. att. C.P.:

Ogni attività ha la sua norma di riferimento, come la legge sulla caccia, sulla macellazione, sulla sperimentazione, e qualora questa legge sia violata è pienamente applicabile il maltrattamento.

Viene infine ricordato dalla Cassazione come i Servizi Veterinari pubblici siano gli enti preposti al controllo e che, in presenza di fatti costituenti maltrattamento nei confronti degli animali, scatti per loro l’obbligo di denuncia in base all’art. 331 del Codice Penale. Non una semplice facoltà d’agire, ma un imperativo stabilito in funzione del loro esercitare appunto un pubblico servizio.

29 marzo 2012
Fonte:
LAV
I vostri commenti
Antonella Giordanelli, sabato 29 marzo 2014 alle13:53 ha scritto: rispondi »

Si può avere la sentenza? è finalmente un'arma potente ma occorre avere riferimento preciso per usarla in sedi istituzionale e giudiziarie. Già ho iniziato ad usarla....vi ricordate la legge Galasso: per l'ambiente l'asso?

Roby, martedì 15 ottobre 2013 alle9:41 ha scritto: rispondi »

Adoro sempre più la natura, e i vari modi per presentare il conto inevitabile;))

Liviana Moschini, lunedì 2 aprile 2012 alle21:42 ha scritto: rispondi »

orribile mostruoso voglio lo stesso per loro...

Paolo Bellenghi, giovedì 29 marzo 2012 alle22:19 ha scritto: rispondi »

Perfetto, e adesso vedremo come faranno i vopos provinciali della regione emilia romagna a tentare di obbligare i contadini a tenere sempre alla catena i loro cani in base ad un articolo della legge sulla caccia regionale che legifera illegittimamenrte in merito eccedendo quanto previsto dalla legge quadro sulla caccia. potremo finalmente denunciarli per aver tentato di obbligarci a maltrattare i nostri animali. Vopos della regione e della priovincia...Tié

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