Evitare i grassi saturi potrebbe non essere così salutare per il cuore come si crede. Secondo uno studio britannico alcune importanti variazioni andrebbero operate in merito alle raccomandazioni sull’utilizzo dei grassi nella propria dieta.

Analizzando i dati provenienti da 72 studi condotti in 18 Paesi del mondo, comprendenti oltre 600.000 soggetti, i ricercatori hanno notato come alcune delle “certezze” relative all’alimentazione benefica per il cuore potessero non essere ritenute più tali. A cominciare dal ruolo da “nemico pubblico numero uno” assegnato ai grassi saturi, troppo severamente giudicati secondo quanto affermato dal Dr. Rajiv Chowdhury, capo progetto e ricercatore presso la Cambridge University.

Debole sarebbe la connessione tra il rischio di malattie cardiovascolari e il consumo ad esempio di grassi saturi di origine animale e di olio di palma. Effetti positivi verrebbero tuttavia garantiti da Omega-3 del pesce e Omega-6 contenuti nell’acido arachidonico assunti consumando i cibi che li contengono, mentre trascurabili sarebbero invece i benefici offerti se sotto forma di integratori alimentari.

La vera causa di malattie cardiovascolari e obesità sarebbe da ricercare altrove secondo i ricercatori, in particolare negli alimenti confezionati sottoposti a raffinazione e nei cibi zuccherati artificialmente. I risultati dello studio possono quindi fornire un nuovo impulso per la verifica dei reali punti critici nella protezione del cuore, come spiega lo stesso Dr. Chowdhury:

Le malattie cardiovascolari, tra le quali la principale è quella coronarica, rimangono la causa di morte e disabilità maggiore nel mondo. Nel 2008 più di 17 milioni di persone sono morte nel mondo a causa di problemi cardiovascolari. Con così tante vittime è estremamente importante disporre di linee guida per la prevenzione che siano allineate alle migliori evidenze scientifiche disponibili.

Tracciare un nuovo profilo delle conoscenze in materia è l’imperativo anche secondo quanto sostenuto dal direttore medico associato presso la British Heart Foundation, che ha cofinanziato la ricerca, Prof. Jeremy Pearson:

Questa analisi di dati esistenti suggerisce che non ci sono evidenze sufficienti per affermare che una dieta ricca di grassi polinsaturo, ma povera di grassi saturi sia efficace nel ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. Studi clinici in vasta scala sono necessari, come raccomandano gli stessi ricercatori, prima di avanzare un giudizio conclusivo.

18 marzo 2014
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