Malattia di Lyme, allerta in Italia: cause, sintomi e trattamento

Allerta in Italia per quanto riguarda la Malattia di Lyme. A scatenare l’allarme è il crescente numero di casi registrato recentemente, perlopiù al Nord Est, con circa 100 contagi nel solo Friuli Venezia Giulia. Proprio qui avvenne nel 1987 il primo isolamento italiano del batterio responsabile della patologia, noto come Borrelia burgdorferi. Nel Bel Paese sono presenti anche altri agenti patogeni, denominati Borrelia afzelii e Borrelia garinii.

La Malattia di Lyme o Borreliosi (dal batterio che è all’origine della patologia) è stata finora considerata una malattia rara in Italia, tuttavia sono stati registrati dei picchi nei contagi in Friuli Venezia Giulia, Liguria e nella Provincia autonoma di Trento. Le conseguenze possono essere piuttosto serie: nei casi più gravi si arriva a forme invasive che interessano il cervello e le articolazioni. Nel 2016 uno studio della Mayo Clinic ha indicato nel batterio Borrelia mayonii (questo il nome indicato dai ricercatori) un secondo agente patogeno in grado di scatenare la patologia.

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Cause e sintomi

Il contagio della Malattie di Lyme avviene attraverso il morso di una particolare zecca, appartenente al genere Ixodes, che veicola il batterio alla base della Borreliosi. Il sintomo principale è un eritema che compare nei giorni successivi al morso, entro una settimana, dalla particolare forma a “bersaglio”. Tende a scomparire entro un paio di settimane, prima della comparsa della sintomatologia debilitante, e un suo mancato avvistamento potrebbe portare a pericolosi ritardi nella diagnosi e nel trattamento.

Malattia di Lyme, eritema a bersaglio

Malattia di Lyme, eritema a bersaglio / iStock

I sintomi della Malattia di Lyme successivi all’eritema a forma di bersaglio sono principalmente mal di testa, debolezza, dolori articolari, fino a disturbi cardiovascolari e neurologici più o meno gravi. Può colpire anche gli organi interni e se non trattata tende ad assumere un decorso cronico.

Più nello specifico, entro le prime settimane la Malattia di Lyme o Borreliosi può portare a meningiti, linfocitoma cutaneo, miocardite, artralgie migranti, disturbi della conduzione atrio-ventricolare e polineuriti. A distanza di mesi, anche anni, dal morso possono verificarsi problematiche a carico del sistema nervoso centrale e periferico quali atassia cerebellare, encefalomielite, meningite, disturbi comportamentali e del sonno, oltre ad artrite cronica, miopericardite, cardiomegalia e acrodermatite cronica atrofica.

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Trattamento

È consigliato dalle istituzioni sanitarie statunitensi, tra i Paesi maggiormente colpiti dalla Malattia di Lyme, una terapia antibiotica (amoxicillina, doxiciclina e ceftriaxone i principio attivo più utilizzati) non appena sia stata prodotta una diagnosi di Borreliosi con relativa certezza. Ciò spesso accade in presenza dell’eritema a forma di bersaglio, specialmente se associata alla presenza del rostro (uncini utilizzati dalla zecca per penetrare il derma).

Esiste attualmente anche un vaccino contro la Borreliosi, utilizzabile da giovani e adulti di età compresa tra i 15 e i 70 anni. Tuttavia il suo impiego è consigliato prevalentemente nelle aree rurali o endemiche degli Stati Uniti, mentre è sconsigliato in Europa e in Italia poiché in grado di intercettare solo i contagi da Borreliosi burgdorferi (mentre nel Vecchio Continente sono presenti anche la Borrelia afzelii e Borrelia garinii.

9 ottobre 2018
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