Malattia di Chagas, anche l’Italia tra i Paesi a rischio

La Malattia di Chagas è un’infezione causata dalla puntura di una particolare cimice. Sebbene quest’ultima sia tipica dell’area del Sud America, la globalizzazione e i trasporti commerciali hanno contribuito a estendere il rischio di “contatto indesiderato” anche a Paesi europei come Spagna e Italia. A causare la patologia il rilascio in occasione del “morso” del protozoo Trypanosoma cruzi. Nella sola penisola italiana le persone colpite sono stimate tra le 5 mila e le 12 mila casi.

A veicolare la Malattia di Chagas è una cimice ematofoga, che si nutre quindi di sangue. Si annida nelle fessure e nelle crepe dei muri realizzati con materiali scadenti e durante la notte si aggira per la casa in cerca di cibo: si stima che avvenga in tal modo circa l’80% dei contagi. Le aree preferite per la puntura sono nei pressi delle labbra, dove il parassita deposita le sue deiezioni (feci e urine, attraverso le quali contamina la pelle con il Trypanosoma cruzi); grattare la parte a causa del prurito indotto favorisce la penetrazione del protozoo nell’organismo. Altre possibili vie di infezione sono l’assunzione di cibi e bevande contaminate, la trasfusione di sangue, la trasmissione al feto durante la gravidanza o il trapianto di organo.

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Esistono per la Malattia di Chagas due fasi, quella acuta (che si protrae per circa due mesi dopo il contagio) e quella cronica. La circolazione dei parassiti nel sangue è elevata malgrado nella maggior parte dei casi non si avvertono sintomi evidenti, eccezion fatta per gonfiore e arrossamento in corrispondenza delle palpebre. Può tuttavia presentarsi una sintomatologia che prevede febbre, mal di testa, disturbi intestinali, fegato ingrossato, problemi respiratori e ingrossamento linfonodale.

A caratterizzare la fase cronica è l’annidamento del parassita nel tratto digerente e nel tessuto cardiaco; a risultare colpiti sono soprattutto gli uomini. L’infestazione può perdurare anche per 20 anni e le conseguenze più frequenti (30% dei casi) sono problematiche cardiache quali arresto cardiaco o aritmie; nel 10% dei casi i disturbi sono di tipo digestivo (stitichezza, colon o esofago ingrossati). Le cure indicate sono farmacologiche, a base di benznidazole e nifurtimox, e se somministrate in durante la fase acuta forniscono risultati molto positivi.

27 agosto 2018
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