Se l’amministrazione romana si vanta di avere ridotto l’inquinamento cittadino a livelli accettabili – nonostante qualche nostra perplessità – la situazione complessiva in Italia è assolutamente allarmante. Come ha mostrato Legambiente, sono ben 48 i capoluoghi di provincia che hanno superato il limite giornaliero di 50 microgrammi/m3 di polveri sottili oltre la soglia dei 35 giorni consentiti dalla legge.

In pratica un disastro concentrato soprattutto nella “produttiva” pianura padana, con Torino maglia nera italiana, superata in Europa soltanto dalla bulgara Plovdiv nella speciale classifica di città più inquinata. Ma anche il resto d’Italia, in particolare Frosinone e Napoli, non si discostano dall’andazzo padano.

Responsabili di questa situazione sono in primis i mezzi di trasporto privati; troppo facile, allora, ricordare la situazione mediamente penosa del trasporto pubblico nel bel paese. Ma anche i complessi industriali continuano a riversare nell’atmosfera sostanza cancerogene, come sanno benissimo, ad esempio,gli abitanti di Trieste e Taranto, avvelenati dal benzo(a)pirene.

E se le associazioni ambientaliste tuonano contro la politica miope di chi ci governa (dalle amministrazioni locali in su) la Commissione Europea non resta a guardare, ma deferisce l’Italia alla Corte di Giustizia per non aver rispettato le norme sull’inquinamento. Sotto accusa la mancanza di un piano generale per la lotta alle polveri sottili e lo stesso decreto di recepimento della direttiva europea sulla qualità dell’aria, troppo vago e, nei fatti, contraddittorio, come quando aumenta la quantità massima di benzo(a)pirene nell’aria.

Legambiente, con la voce del proprio direttore generale, Rossella Muroni, ha chiosato l’intera faccenda:

“Per curare la malattia cronica della cattiva qualità dell’aria e dell’inquinamento acustico non bastano interventi spot come la giornata nazionale della bicicletta o parziali limitazioni al traffico. Servono interventi più ampi e strutturali, dal contrasto all’auto privata al rilancio del trasporto pubblico, che deve essere appetibile per i cittadini tramite l’estensione delle corsie preferenziali e un’adeguata offerta dei km percorsi. Come ha osservato la Commissione europea in risposta alla richiesta di deroga avanzata dall’Italia per i superamenti di PM10, è necessaria una legge quadro sulla mobilità, che stabilisca criteri uniformi per i provvedimenti comunali e provinciali in modo da garantirne l’efficacia e la durata nel tempo insieme allo stanziamento di adeguate risorse economiche per la loro realizzazione”

31 gennaio 2011
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