Ben 20 mila tonnellate di granturco pesantemente contaminato da diossina sono entrate in circolazione in Italia, attraverso il porto di Ravenna, sfuggendo ai controlli. I valori riscontrati nell’ingente carico di granoturco, proveniente dall’Ucraina, contenevano ben 4 volte i limiti di diossina tollerati nel grano, da 2,92 a 3,19 picogrammi di equivalente tossico.

Il lotto contaminato è entrato in Italia a marzo, ma i campioni per le analisi sono stati prelevati il 15 maggio. Una volta ottenuti i risultati, l’11 giugno è partita la denuncia e il lotto è stato rintracciato attraverso il Sistema di allerta rapido europeo RASFF. La gravità della vicenda viene oggi portata all’attenzione dell’opinione pubblica grazie alla denuncia degli ambientalisti di PeaceLink. L’associazione ha chiesto al Governo chiarimenti e rassicurazioni sui rischi, sempre più alti, delle importazioni, a causa delle lacune nel sistema di controllo.

I pericoli non sono affatto trascurabili. Il granoturco ucraino contaminato era infatti destinato agli allevamenti. Nello specifico, veniva impiegato nella produzione di mangimi insieme ad altri ingredienti, in proporzioni variabili in base alla specie animale cui era destinato. Uova, carne e latte provenienti dagli animali alimentati con il mangime tossico potrebbero risultare dannosi per i consumatori. Per questo motivo il Ministero della Salute ha già disposto il sequestro dei prodotti alimentari provenienti da allevamenti che hanno utilizzato il mais contaminato da diossine.

Purtroppo non si conoscono i dettagli dell’operazione. PeaceLink denuncia la mancanza di trasparenza, affermando che bastano poche settimane per contaminare un animale. Per l’associazione:

Servono controlli obbligatori e verifiche più stringenti. Noi da tempo parliamo della necessità di creare un marchio Dioxin free, proprio come quello OGM free. Darebbe la possibilità alle aziende di certificare i propri prodotti come liberi da diossina, che è una sostanza cancerogena, trasmissibile da madre a figli, e che entra nel nostro corpo quasi esclusivamente con l’alimentazione.

Il mais alla diossina ucraino è stato esportato anche in Grecia e in Montenegro. L’intera vicenda potrebbe presto finire anche sul tavolo della Procura.

23 giugno 2014
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, lunedì 23 giugno 2014 alle23:30 ha scritto: rispondi »

Ma necessita un mese per fare le analisi ? Una "perfetta organizzazione" di "professionisti", o ci sono o ci fanno.

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