Il premio Oscar Lupita Nyong’o, premiata come attrice non protagonista per la pellicola “12 anni schiavo”, ha deciso di schierarsi a favore della difesa degli elefanti, affinché il bracconaggio venga definitivamente sconfitto. L’attrice, di origine keniota, ha approfittato del Giants Club Summit in terra natia, dove i grandi dell’Africa stanno in questi giorni discutendo sulle misure da adottare per eliminare il traffico illecito di avorio. Nel frattempo, la stessa nazione ha annunciato l’imminente eliminazione di oltre 100 tonnellate di zanne sequestrate ai cacciatori di frodo.

L’artista, impegnata in questi tempi in una produzione a Broadway, ha inoltrato al summit un video, così come riferisce il The Independent. Il filmato, registrato da WildAid, si concentra sulla distruzione del più grande sequestro di avorio nella storia del Kenya, avorio che verrà bruciato in pubblico al termine del summit. Un intento simbolico, nonché di sensibilizzazione, per sottolineare come le istituzioni vogliano perseguire una politica di tolleranza zero nei confronti dei bracconieri e del mercato nero, un commercio illecito che porta ogni anno all’uccisione di migliaia di elefanti. Così ha spiegato l’attrice:

Questo è un passo molto importante che stiamo facendo come nazione, per dimostrare con la distruzione dell’avorio il nostro supporto per la salvaguardia degli elefanti.

Il premio Oscar è diventata, lo scorso anno, un’ambasciatrice globale di Wild Aid per la salvaguardia degli elefanti, una delle specie più minacciate in Africa. Così continua:

Sono molto orgogliosa delle origini keniote, parte di questa eredità deriva dalla cura dal nostro incredibile paradiso di natura selvatica.

Sono moltissimi gli elefanti che, ogni anno, perdono la vita nel continente africano a causa della caccia di frodo, fomentata dall’elevatissima richiesta di avorio soprattutto sul mercato asiatico. Le zanne dei pachidermi, infatti, sono rivendute a costi ben più alti dell’oro, per la produzione di oggetti di lusso, monili ma anche per la medicina tradizionale asiatica. Si stima che la domanda in Cina, ad esempio, sia responsabile della morte di 100.000 esemplari tra il 2010 e il 2012.

29 aprile 2016
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