L’acqua potabile è un bene prezioso, ma non risulta equamente redistribuito. Quel che il buon senso già suggeriva da tempo trova conferma in un recente studio condotto in Olanda, che dimostra come ogni giorno l’acqua venga sprecata in misura davvero preoccupante.

L’università di Twente, infatti, ha analizzato l’utilizzo dell’acqua nello studio “Water Footprint of Humanity“, scoprendo non solo come la sorgente di vita sia saturata dalle popolazioni occidentali, ma anche come un utente medio – ovvero un individuo campione elaborato sulla base della media del consumo mondiale di acqua – ne consumerebbe ben 3997 litri al giorno.

Si tratta di una cifra certamente straordinaria che, ovviamente, non riflette il reale uso dell’acqua che ne può fare la singola persona, anche nelle nazioni civilizzate. Si tratta, in realtà, della media statistica del consumo totale di acqua nel mondo: se l’utilizzo fosse ad appannaggio esclusivo di un solo individuo, il risultato sarebbe scioccante.

La gran parte dell’acqua viene adoperata nell’agricoltura intensiva per l’irrorazione dei campi, con gli Stati Uniti che consumano ben 1/5 di tutti i litri necessari al giorno in tutto il globo. Gran parte dell’acqua potabile, inoltre, viene esportata dai paesi d’origine – dove l’inquinamento è pressoché assente – in favore delle grandi metropoli occidentali.

E proprio in tema di import, le nazioni che più ricorrono a fonti estere sono anche – incredibilmente – quelle che sprecano più litri. Oltre ai già citati Stati Uniti, ad esempio, il Nord Africa e il Medio Oriente importano molta acqua per l’agricoltura a causa delle condizioni geografiche e meteorologiche non favorevoli, tuttavia il loro spreco di “acqua virtuale” è davvero preoccupante. Per acqua virtuale si intende quella impiegata nella produzioni di altri beni, come cibo, vestiti, mobili e quant’altro, e in questi paesi appare evidente come non esistano sistemi adeguati di ottimizzazione delle risorse nelle fabbriche e negli impianti produttivi. Non se ne può nemmeno, tuttavia, far loro una colpa: le nazioni in via di sviluppo non hanno i mezzi – né economici né di know-how – per ridurre sapientemente il “water waste“, lo spreco dell’acqua.

L’acqua è, infine, anche un bene politico. Tra gli Stati, infatti, vengono spesso a crearsi rapporti di vera dipendenza per l’approvvigionamento idrico, con Malta e la Giordania in cima alle classifiche della nazioni più bisognose di apporti esteri. Il fatto che l’acqua fosse un arma governativa, tuttavia, lo si era ben capito dal conflitto tra Israele e Palestina, dove le popolazioni israeliane sfruttano la quasi totalità delle risorse idriche della zona.

19 febbraio 2012
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