Lumaca di mare può nutrirsi con la fotosintesi

È un’interessante ricerca quella condotta dagli esperti della Rutgers University, tale da modificare le conoscenze consolidate sull’universo animale e, fatto non da poco, predisporre nuove basi per gli studi futuri sull’energia rinnovabile. È stata infatti analizzata una singolare lumaca marina, capace letteralmente di alimentarsi di luce grazie al processo della fotosintesi.

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La specie in questione, il cui nome scientifico è Elysia chlorotica, è stata scovata qualche anno fa sulle coste statunitensi dell’Oceano Atlantico. L’esemplare può avvalersi di una caratteristica unica nel suo genere: può sopravvivere per mesi sfruttando degli organelli delle alghe di cui si nutre, per approfittare della fotosintesi clorofilliana. Come avvenga effettivamente il processo non è ancora stato svelato nel dettaglio, ma si tratta di una capacità evolutiva unica nel suo genere: la lumaca produce le proteine necessarie per far funzionare i plastidi delle alghe, sfruttando l’energia ricavata a proprio vantaggio.

La lumaca si nota principalmente di un’alga chiamata Vaucheria litorea: dopo averne ingurgitato grandi quantità, conserva nel proprio apparato digerente i plastidi necessari per la fotosintesi, sopravvivendo così anche otto mesi prima di doversi nutrire nuovamente. Per capire come sia effettivamente possibile questo processo, i ricercatori hanno deciso di analizzare il trascrittoma della lumaca, catalogando tutte le proteine che l’esemplare è in grado di produrre. È quindi emerso come siano 12.000 i geni espressi nell’intera fase di vita dell’Elysia chlorotica, arrivando a ipotizzare che l’apparato digerente della lumaca, dopo aver ospitato i plastidi vegetali, inizi a riconoscerli come parti stesse dell’organismo, fornendo le proteine necessarie al loro funzionamento.

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I ricercatori sperano che dall’analisi dell’Elysia chlorotica possano nascere nuove tecniche per la produzione di energia verde: in futuro, infatti, anche l’uomo potrebbe ricavare plastidi da alghe e altri vegetali, per impiegarli nei processi di fotosintesi e per generare energia elettrica.

8 maggio 2018
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