Russia: il biologo Valentin, in compagnia della moglie, ha creato un centro accoglienza per cuccioli di orso. È un vero e proprio orfanotrofio che opera da 40 anni sul territorio, e che la coppia ha costituito per salvare i piccoli rimasti soli dopo la morte delle madri. Nell’ex Unione Sovieta è ancora in voga la pratica cruenta della caccia all’orso, per poi venderne la pelliccia.

Il biologo racconta che l’orfanotrofio per i cuccioli di orso è nato per caso quando, l’uomo stesso, si è imbattuto in tre piccoli rimasti senza madre. Il trucco per allevarli consiste nell’imitare il più possibile la gestualità di mamma orsa, indossando lo stesso tipo di abiti per abituare al riconoscimento sia la vista che l’olfatto.

Il lavoro della coppia, e dei pochi volontari, è sostenuto e incentivato da IFAW, cioè l’associazione International Fund for Animal Welfare che da 16 anni cerca di introdurre una legge che vieti la caccia all’orso. Ma in Russia questa pratica è accettata socialmente in quanto, una pelliccia d’orso, è un bene di lusso che conferisce prestigio. Oltre al fatto che molti uomini di potere, politici e non, praticano questo terribile sport in prima persona.

Non esiste quindi una legge che ne possa impedire l’atto, in quanto la politica ambientale sovietica è molto scadente in merito. Al contempo il piccolo centro per il recupero dei cuccioli di orso, attua un lavoro irreprensibile stanando letteralmente i piccoli dai loro rifugi e salvandoli da morte per fame e denutrizione. L’educazione che ne consegue consente ai futuri orsi il rientro in natura, in modo semplice e autonomo, e in grado di badare a se stessi senza esporsi ai pericoli inflitti dall’uomo.

12 aprile 2012
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